21 Settembre 2018 - Aggiornato alle 21:20
SPORT
A Marassi disastro Napoli. Serataccia per Ancelotti & C
02 Settembre 2018 23:35 —

Un gol a Roma dalla Lazio, due dal Milan al San Paolo e tre dalla Sampdoria. Il Napoli, in questo inizio di stagione, anziché migliorare la fase difensiva, l’ha addirittura peggiorata, con sei gol incassati in tre partite ed una media di due ogni 90’, una roba da retrocessione, non certo da squadra che punta allo scudetto. Le sirene suonano a Castel Volturno, sono anche forti, ed i campanelli d’allarme non possono essere certo ignorati. Il Napoli incassa la prima sconfitta in gare ufficiali e lascia i primi punti per strada. L’anno scorso dovemmo aspettare dicembre per il primo ko interno, addirittura aprile inoltrato per una sconfitta in trasferta, quest’anno alla terza la squadra ha già provveduto. Niente rimonta stavolta, dopo le due consecutive in avvio di campionato che sembravano far pensare ad una squadra immortale; anzi, è arrivato un ko doloroso e brutto sia nel risultato che nell’atteggiamento, con Koulibaly e compagni apparsi fin troppo nervosi con cartellini incassati a raffica soprattutto nel finale di gara, con i nervi andati a farsi benedire. Insomma, non un bel messaggio quello mandato dagli azzurri a Marassi, perché abbiamo visto una squadra incapace di reagire, inconcludente nel gioco e senza organizzazione. La versione più brutta del Napoli ed a nulla sono valse le sostituzioni di Ancelotti che pure ha provato a cambiare le sorti della partita già a partire dal 46’, con due sostituzioni e cambio di modulo. Stavolta niente coniglio dal cilindro, perché Ounas – la nota più positiva della serata – ha predicato nel deserto, mal assistito dagli altri compagni di squadra. In un naufragio generale si è salvato solo Allan, l’unico vero guerriero della squadra, capace di lottare per 90’ senza mai tirare indietro la gamba. Il brasiliano ha provato di tutto, ma solo uno – nella storia del calcio – è riuscito a vincere le partite da solo; è un classe ’60 che a Napoli ricordano bene ma, purtroppo per gli azzurri, non può essere utile in campo (non ne siamo nemmeno sicuri di questo). Il turn over – in versione mignon – non ha pagato, perché Verdi e Diawara non hanno inciso e Callejon appare indispensabile in quanto unico in grado di dare equilibrio alla corsia di destra. Male tutti gli azzurri, dicevamo, con reti incassate come polli e svarioni difensivi che nemmeno in Terza Categoria. Eppure la squadra era partita bene, aggressiva, tanto da sfiorare il gol in apertura di gara. Poi, il dramma. Incassare lo 0-1 da calcio d’angolo a favore, con contropiede fulmineo, è un qualcosa di allucinante; subire il raddoppio con l’attaccante nemmeno marcato è autolesionismo puro, anche se la deviazione di Albiol – proteso in una chiusura disperata davanti ad Ospina – è stata sfortunata. A proposito di malasorte; se le occasioni mancate sono la colpa atavica di un Napoli da sempre troppo poco cinico, la scivolata di Ancelotti in panchina al rientro dagli spogliatoi ed Albiol punto da un calabrone ad inizio ripresa con tanto di reazione allergica erano segnali da non sottovalutare, soprattutto nella città della cabala e della smorfia. Un certo sentore di una serata negativa era più che intuibile e la ciliegina sulla torta è stato il gol incassato da Quagliarella, un figlio di Napoli, capace di segnare di tacco e non esultare per rispetto della “sua” gente. La sconfitta può essere salutare, addirittura benefica se colta nel senso giusto ed utilizzata come insegnamento per riparare i danni; Ancelotti è un tecnico intelligente e fin troppo navigato per non cogliere ogni singola sfumatura di questo ko e già dalla prossima settimana – seppur ad organico ridotto, visti gli 11 nazionali in partenza (si è aggiunto anche Insigne ai già previsti) – sarà al lavoro su come migliorare i singoli aspetti. È chiaro come sia necessario dare tempo al nuovo allenatore, quelle canoniche sette-otto gare indicate anche dal presidente De Laurentiis, ma lo è altrettanto come sia necessaria un’accelerazione a questo processo. Sicuramente la difesa è sotto la lente d’ingrandimento, con il centrocampo chiamato anche a dare un filtro maggiore al reparto arretrato. Ci sarà molto da lavorare, perché dopo la sosta arriva la Fiorentina al San Paolo, poi Champions League ed un finale di settembre che vedrà la trasferta a Torino contro la Juve per un Napoli che deve farsi già trovare pronto agli appuntamenti. La stagione è lunga, ma ritornare subito sulla retta via è già di fondamentale importanza.

Giovanni Spinazzola

02 Settembre 2018 23:35 - Ultimo aggiornamento: 02 Settembre 2018 23:35
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