06 Giugno 2020 - Aggiornato alle 04:41
CRONACA
Carceri: Di Giacomo (S.PP.), "Alla fine hanno vinto loro, i criminali. E lo Stato si arrende"
22 Aprile 2020 12:28 — Il sindacalista della polizia penitenziaria: "Questo rappresenta uno dei momenti più bui degli ultimi 10 anni della storia della politica carceraria italiana che vede un passo indietro dello Stato di almeno 20 anni".

Le menti che hanno mosso le rivolte nel mese di febbraio provocando 14 morti e devastazioni nelle carceri alla fine hanno vinto. Questo è l’amaro commento del segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo: “ieri è uscito dal carcere il capo mafia di Palermo considerato uno dei boss più influenti del capoluogo siciliano. La scorsa settimana il capo della ndrina di Lamezia Terme. Una resa incondizionata dello Stato. Al momento la situazione reale è che tutti i 41 bis che hanno più di 70 anni ed hanno patologie gravi che possono essere concausa di morte con il coronavirus hanno più di una speranza di usufruire degli arresti domiciliari. Da evidenziare che il provvedimento è disposto dal Magistrato di Sorveglianza, dunque non vi è un unico decisore perché le magistrature di sorveglianza sono più di una a seconda del carcere in cui si trovano”. Continua Di Giacomo: “il problema dell’uscita dei 41 bis è solo la punta dell’iceberg; infatti, le vere menti delle rivolte dei mesi scorsi sono da ricercare più tra i detenuti di alta sicurezza che tra i 41bis che si trovano coinvolti in questi provvedimenti più per incapacità del D.A.P. e della politica. Vi erano sicuramente altre soluzioni che avrebbero garantito il diritto alla salute ed alla carcerazione. Bastava trovare posti sicuri in centri clinici o in altri immobili di proprietà dello Stato dove sarebbero stati molto più sicuri dall’essere contagiati che ai domiciliari insieme ai famigliari. Lo Stato ha perso due volte: prima nel momento in cui non ha saputo difendere i cittadini dai criminali e secondo quando umilia le famiglie o chi ha subito i reati con la scarcerazione dei loro aguzzini. A breve potrebbero uscire personaggi di grosso calibro. Sono oltre settanta che potrebbero avere i “requisiti” per ritornare a casa. Vanificato il lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura per le uscite già da qualche giorno e per qualcuno da qualche settimana di personaggi meno noti ma sicuramente con un curriculum criminale di tutto conto come il boss della ndrina di Melicucco scarcerato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, di un boss festeggiato con i fuochi d’artificio al Rione Traiano a Napoli e di un boss indicato come il Re del latte che ha avuto i domiciliari a Castellamare di Stabia o di un condannato a dieci anni che esce dopo solo 45 giorni. La lista continua con decine di scarcerazioni di detenuti accusati di reati associativi gravi”. Che servissero provvedimenti di carattere umanitario che garantissero il diritto alla salute dei detenuti appare chiaro ed avrebbero trovato la giusta natura in provvedimenti di clemenza rivolti a tutti quei detenuti immuni-depressi ed ultra settantenni, consentendo di trascorrere l’intero periodo di emergenza coronavirus ai domiciliari, ma è sconcertante inserire in questi anche chi ha commesso reati gravissimi. Nulla centra a mio avviso la natura di urgenza sanitaria per queste scarcerazioni, ma piuttosto appaiono di natura ideologica in continuità con un percorso già iniziato dopo la morte di Totò Reina, percorso che vuole l’abolizione del 41Bis. Questo rappresenta uno dei momenti più bui degli ultimi 10 anni della storia della politica carceraria italiana che vede un passo indietro dello Stato di almeno 20 anni, conclude Di Giacomo.

22 Aprile 2020 12:28 - Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2020 12:28
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