11 Luglio 2020 - Aggiornato alle 01:00
SALUTE
Coronavirus: ESCLUSIVA "Intervista a Sebastiano Di Biase uno dei massimi esperti in biologia molecolare" di Giovanni Spinazzola
07 Marzo 2020 15:53 —

“Scusate l’attesa, stiamo praticamente lavorando 24 ore su 24”. Così ci risponde il Dott. Sebastiano Di Biase, uno dei massimi esperti in biologia molecolare e titolare del laboratorio di analisi Merigen di Napoli, uno dei pochi centri in Italia specializzato in Biologia Molecolare, contattato in esclusiva dalla Redazione de “I Fatti di Napoli” per affrontare il tema del nuovo Coronavirus Covid-19 che ha letteralmente stravolto le vite degli italiani nelle ultime due settimane.

Il suo laboratorio di analisi effettua i tamponi per la positività al Coronavirus?

“Noi stiano effettuando i tamponi privatamente. Abbiamo informato il nostro distretto di competenza dell’Asl che siamo in grado di eseguire il test per la ricerca diretta del virus. Non eseguiamo nei nostri laboratori i tamponi ma domiciliarmente”.

Tra l’altro un servizio offerto, da voi, ad un prezzo davvero esiguo.

“Il nostro scopo è quello di fornire un servizio piuttosto che speculare su questa situazione. Ho sentito di prezzi esorbitanti; il costo del nostro servizio è ridotto all’osso. Ci limitiamo a recuperare le spese di esecuzione (120 euro n.d.r.). Non è mia consuetudine approfittare ed abusare della situazione; è, invece, il momento per fungere da supporto alle strutture pubbliche un po’ in crisi per l’elevata domanda che c’è in questo tipo di indagini in questo momento”.

Perché i tamponi, poi, vengono inviati tutti allo Spallanzani di Roma? Gli altri ospedali napoletani ed italiani non sono attrezzati?

“Si tratta di un test abbastanza delicato, eseguito con tecniche di biologia molecolare. Questo test è delicato per la sua esecuzione, perché non è completamente automatizzato, ma richiede una buona percentuale di intervento dell’operatore. È un test delicato perché è spesso soggetto a contaminazioni e, quindi, a falsi positivi in quanto richiede un’elevata sensibilità. Quando noi eseguiamo un test ad alta sensibilità, spingiamo molto le nostre tecniche e questo espone al rischio di ottenere dei falsi positivi. Il test positivo, quindi, richiede una conferma ed in questo caso è stato scelto lo Spallanzani per eseguire questo test di secondo livello. Credo che nel nosocomio romano non facciano altro che una conferma dell’esito del primo livello. Lo Spallanzani stesso, poi, deve trasferire il campione all’Istituto Superiore di Sanità che dà, poi, la conferma della positività. È la procedura stabilita”.

In Campania i casi sono in aumento e l’ospedale Cotugno ha quasi esaurito i posti in terapia intensiva. Si poteva fare di più per arginare questo virus? Tardive le misure del governo oppure era una situazione inevitabile?

“Io credo che sia inevitabile, così come accade con il virus dell’influenza classica, essendo entrambi della stessa famiglia. Così come quello dell’influenza si trasmetta in maniera inevitabile, stesso discorso vale per il Covid-19. È arrivato e non credo si possa fare di più né si debba farlo, perché già abbiamo bloccato quasi completamente tutte le attività e fra poco ariveremo al blocco totale. Suppongo che quello che sia stato fatto sia oltre le reali necessità che abbiamo in questo momento”.

Lei ha parlato del virus dell’influenza classica. Quali sono le differenze con il Covid-19?

“Questo virus, che ormai si conosce e viene studiato da tempo, è un ceppo che ha una particolare capacità di diffondersi, un po’ più elevata del virus dell’influenza normale ma si trasmette attraverso le stesse vie. Ha una capacità di colpire le vie respiratorie ed un’elevata capacità di produzione del muco che può creare difficoltà respiratorie. È questa la caratteristica; può, quindi, rendere necessario il ricovero in terapia intensiva perché il paziente in uno stato grave ha bisogno di essere supportato da un punto di vista respiratorio”.

Si parla di 12-18 mesi per avere il primo vaccino. Israele, però, ha dichiarato di averne già uno. È realistica questa possibilità?

“È realistica la possibilità di avere un vaccino, non so quanto realistico il fatto che Israele abbia già a disposizione il vaccino. Purtroppo in questo momento si fa un po’ tutto all’impronta, senza seguire i protocolli tradizionali e classici. Il test utilizzato per fare diagnosi, per esempio, viene definito RUO, ovvero Reserch use only (solo per uso di ricerca, ndr) perché non c’è stato il tempo di validare questo test sottoponendolo alle normali procedure per renderlo atto ad uso diagnostico in vitro. Stesso discorso vale anche per il vaccino”.

Questo virus, ha detto, si conosceva da tempo. Possiamo affermare come l’Italia si sia trovata impreparata davanti ad un’emergenza sanitaria così grave?

“Anche la Cina si è trovata impreparata, tutti ci siamo trovati impreparati. Una situazione del genere è stata un po’ inattesa, non potevamo aspettarcelo. Essere impreparati è dire un po’ troppo di fronte ad una situazione nuova sostanzialmente”.

In questi giorni abbiamo letto di raccomandazioni con tanto di decalogo emesso dal Ministero della Salute sui comportamenti da tenere. Per quanto riguarda le mascherine, proviamo a chiarire. Servono davvero a proteggere dal virus o sono utili solo a chi è infettato per non trasmetterlo agli altri?

“Le mascherine servono a proteggere l’operatore ma dipende da quale tipo venga utilizzato. Quelle chirurgiche, classiche, di livello più basso servono solamente ad evitare di trasmettere attraverso le goccioline di saliva nell’ambiente. Non protegge quasi nessuno. Le mascherine provviste di filtro, invece, sono in grado di proteggere chi la porta. Questo filtro trattiene le particelle batteriche o virali in maniera adeguata in modo che chi porta la mascherina si può proteggere. L’uso della mascherina, però, dev’essere orientato. Se io, ad esempio, frequento un’ambiente affollato in cui vi sia il rischio di trasmissione di saliva, è giusto utilizzarla, purché tutti la utilizzino. Se, invece, cammino per strada normalmente, non è il caso di indossarla. Deve utilizzarla, ovviamente, un operatore che sta eseguendo un tampone, però lì è obbligatorio, però con grande serenità”.

Gli asintomatici sono i più pericolosi per il contagio?

“Sì. Gli asintomatici, però, che hanno il virus in fase attiva. Dobbiamo fare distinzioni. Vi sono gli asintomatici che hanno contratto da breve l’infezione e sono quelli che possono trasmettere; però è difficile trovare persone che abbiano davvero contratto l’infezione, che ce l’abbiano in fase acuta e possono non presentare sintomatologie. Non sappiamo ancora dire se un soggetto che ha il virus può essere completamente asintomatico. Chi ha gli anticorpi potrebbe essere completamente asintomatico, ma in questo caso il virus non potrebbe essere trasmesso”.

Abbiamo sentito tesi complottistiche di virus creato in laboratorio. Possiamo smentire questa notizia?

“Credo proprio di sì. Siamo abituati a vedere i virus che mutano continuamente. Basta vedere quanto accade per l’HCV (epatite C). Il virus dell’HCV è sfuggito per lungo tempo alle terapie perché muta continuamente. Anche se noi produciamo anticorpi, non siamo in grado di combatterlo. Oggi, per fortuna, abbiamo le terapie antivirali che agiscono direttamente su questo virus e lo distruggono ma fino a poco tempo fa non eravamo in grado di combatterlo. Questo è legato all’elevata capacità di mutazione del virus; è assolutamente verosimile che questo virus si sia prodotto per auto mutazione spontanea”.

07 Marzo 2020 15:53 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2020 14:53
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