19 Marzo 2019 - Aggiornato alle 23:45
SPORT
Cristiano Giuntoli a Sky
02 Gennaio 2019 17:22 —

Cristiano Giuntoli, Direttore Sportivo del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport. 
Quattro promozioni in cinque stagioni, dalla D alla A con il Carpi, poi l’avventura al Napoli e lo scudetto solo sfiorato l’anno scorso. Ecco le dichiarazioni del dirigente, vicino al rinnovo per altre tre stagioni con il club azzurro.
Perché fai il direttore sportivo?
“Sono nato in un bar, quello di mio nonno, dove si mangiava pane e calcio fin da bambini, poi questa grande passione si è sviluppata, trascurando quella che era la volontà dei miei genitori che era quella che io continuassi negli studi. Loro mi volevano dottore o architetto. Ma io vedevo solo il calcio. Da calciatore non avevo grandi doti, ma la volontà mi ha fatto andare avanti, annullando i miei deficit fisici e tecnici. Le categorie in cui ho giocato sono sempre state molto basse, tra i Dilettanti e al massimo ho raggiunto la Serie C. E mentre giocavo facevo anche l’allenatore nel settore giovanile. Avevano aperto una scuola calcio internazionale e io mi divertivo a fare camp in tutto il mondo. Tempo fa ho ritrovato un articolo di giornale del 1996 in cui dicevo- già a 24 anni- che la mia grande aspirazione era quella di fare il dirigente sportivo”.
Un tuo difetto?
“Non mi godo mai il presente, questo è un mio limite, devo cercare di lavorare meglio su me stesso”.
È vero che quando pensi ad un problema che va risolto, chiami i tuoi collaboratori anche di notte?
“Perché quando mi viene in mente qualcosa, per me quello è il momento giusto. Ancora mi ricordo quando vidi Schick in una partita che sembrava tra scapoli ed ammogliati in un campetto della periferia di Serie B slovacca. Vidi questo ragazzo e corsi a svegliare il mio braccio destro Giuseppe Pompilio: erano le tre di mattina. Gli dissi: guarda ho visto un giocatore davvero forte”.
Come concili i tuoi risvegli notturni con le mail di De Laurentiis che magari arrivano alle 7 del mattino?
“Effettivamente il presidente spesso mi chiama la mattina presto…e mi dice: sei sveglio? Io non posso che dirgli che se ho risposto è perché lo ero” (ride, ndr).
Come sono i rapporti con De Laurentiis?
“Aurelio nei miei confronti ha davvero un occhio di riguardo speciale e mi tratta come un figlio. Mi ha accolto nella sua famiglia, una famiglia splendida, con me non è mai stato arrogante, non ha mai alzato la voce”.
Ricordi la prima telefonata che ti fece per chiederti di andare a lavorare a Napoli?
"Stavo andando a vedere una partita dei Playoff di Serie B l’anno che si vinse, De Laurentiis era insieme all’amministratore delegato del Napoli, Andrea Chiavelli ed è lui mi chiese un incontro. Ma io pensavo che gli potesse interessare qualche mio calciatore. Io avevo degli impegni e gli dissi se potevamo vederci la settimana successiva, ma loro avevano fretta e mi chiesero un incontro per la mattina dopo. Allora gli chiesi quale fosse il motivo… loro mi risposero che volevano parlare del Napoli perché erano interessati a me. A quel punto non ho capito più niente e chiaramente ho detto di sì".
De Laurentiis sapeva che sei un appassionato di cinema?
"Non glielo ho mai detto! Il presidente capisce soprattutto di uomini, ma quello è un campo in cui non mi voglio addentrare: insomma, non me la sono giocata (ride, ndr)!"
Spesso fai dei paragoni con alcune scene di film
“Beh sì, mi è successo con il Padrino, ma questo te l’hanno suggerito!
A Lasagna dicesti: se firmi con il Carpi andrai in Nazionale nel 2018
“In quel caso ebbi una soffiata. Quando ero a Carpi non è che avessi tanti scout come ho adesso nel Napoli. L’ho guardato nel telefonino e ho visto che è uscito dal video da quanto andava veloce. Ebbi subito una sensazione e il giorno dopo gli feci firmare il contratto. L’ho preso subito, mi sembra fosse febbraio o marzo. Sono anche stato anche fortunato”.
Quante persone lavorano per te?
“Abbiamo cinque osservatori, chiaramente ci dividiamo i compiti al video e poi si vanno a vedere i giocatori in maniera mirata. Poi incrociamo tutte le informazioni nella nostra chat di WhatsApp e lavoriamo così, in maniera molto semplice e veloce".
Dal vivo quante volte vedi un giocatore?
“Io non ho molto tempo perché sono davvero molto preso dalla squadra”.
Hai sempre avuto dei rapporti molto forti con gli allenatori, in particolare con Sarri. È vero che provasti a prenderlo anche nel Carpi?
"Sì, poi non è venuto perché non trovammo un accordo con i suoi collaboratori. I soldi erano pochi, lui era stato esonerato a Perugia, ma sarebbe venuto. Io lo conoscevo dai tempi in cui allenava il Sansovino, quando io giocavo nella Sanremese. Mi colpì perché dopo due ore di chiacchiere, ci confrontammo su diverse questioni e mi disse: io non vengo, ma tu arriverai in Serie A”.
Poi vi siete ritrovati a Napoli
“Quando trovammo l’accordo e decisi di andare a Napoli, il presidente aveva due o tre opzioni, tra cui la più papabile era proprio Sarri. E io, per ovvi motivi la sposai in pieno, visto che ci conoscevamo da una vita”.
Sarri ha provato a portarti al Chelsea?
“Ci sentiamo spesso e sicuramente lui ha bisogno di una persona di fiducia che gli faccia da cuscinetto con la proprietà e con lo spogliatoio, ma come penso sia per tutti gli allenatori”.
Ti manca?
"Mi manca come uomo, perché è una persona straordinaria. Adesso ho la fortuna di lavorare con Ancelotti che mi sta dando grande amore e soddisfazioni. Quindi sicuramente Sarri non mi manca come allenatore. Ma come uomo sì”.
Con Ancelotti è stato un colpo di fulmine?
“Siamo una grande coppia: abbiamo 5 Coppe dei Campioni in due (ride, ndr). Ancelotti è molto sicuro. Uno dice che è sicuro perché ha vinto tanto, invece lui ha vinto perché è sicuro”. Mi ha trasmesso tanto, ma non solo a me, anche alla squadra. Da parte del presidente è stata un’intuizione incredibile. Io non ci credevo, onestamente. Non pensavo che un allenatore di quel livello potesse accettare Napoli con questo entusiasmo. Invece ha sposato in pieno la causa, la città, sta benissimo a Napoli, si è inserito benissimo nel nostro contesto. Ci ha aiutato e ci aiuterà a crescere”.
Ai tifosi che continuano a chiedere Cavani, Giuntoli cosa risponde?
“Non credo faccia parte della filosofia del club perché la forza del Napoli è quella di avere giocatori con nuove motivazioni, insomma di avere nuovi Cavani”.
Su Fabian Ruiz
"Si voleva prendere già a gennaio, ma riuscimmo comunque a strappare una promessa da parte del procuratore e anche del giocatore. La cosa strana è che quando Carlo arrivò a Napoli ce lo chiese ed era l’unico giocatore che aveva firmato anche per l’anno dopo. Fu una sorpresa per tutti”.
Il più difficile da prendere è stato il sostituto di Higuain? È vero che per convincere Milik lo hai portato a Capri?
“Dall’Ajax a Napoli avevo paura che potesse avere un contraccolpo e allora sì, confermo, lo portai a Capri per convincerlo”.
Il rimpianto di Giuntoli?
“Forse Tolisso, che avevamo chiuso e lo aspettavamo per le visite, poi il Lione riuscì a vincere i preliminari e ad andare in Champions e il ragazzo, all’ultimo, decise di rimanere in Francia. L’anno dopo passò al Bayern Monaco, un motivo di grande soddisfazione da una parte, di dispiacere dall’altra”.
È vero che Cristiano Ronaldo era stato proposto anche a voi?
“Sì, abbiamo un grande rapporto con Jorge (Mendes, ndr) dai tempi del rinnovo di Ghoulham e ci sentiamo spesso. Ci fu proposto, ma per noi era un po’ fuori portata. Ero insieme al presidente De Laurentiis quando ci fu la proposta. Ci fu silenzio, poi quando scendemmo nei dettagli ci siamo accorti che per noi era un’operazione veramente fuori portata”.
Cosa hai pensato quando la Juve ha preso Ronaldo?
“Penso che la Juve in questo momento sia la squadra più forte d’Europa e che mettersela dietro sarebbe un sogno. Ma se io penso che ce l’ho fatta con il Carpi contro il Lecce quell’anno là (nel 2013 quando lavorava con gli emiliani e andarono in Serie B vincendo la finale Playoff, ndr), ce la posso fare anche con la Juve. È difficilissimo, ma ci dobbiamo e ci vogliamo credere”.
Non andrai via da Napoli finché non ci riuscirai?
“Questo non lo so, non dipende solo da me, ma anche dalla proprietà”.
Ti è stato proposto un rinnovo
“Sì, siamo molto vicini, io sono contento di rimanere, mi trovo benissimo a Napoli e con la proprietà, lo stesso vale per l’allenatore. Quindi probabilmente sì, resterò”.
Tanto lavoro e fuori dal calcio?
“Sono uno che lavora con il cuore, con passione, e per questo per tanti anni ho dimenticato la mia vita privata”.
A proposito di vita privata...
“L’amore è una strega, non sai mai quando ti dà la pozione magica. Se arriverà? Spero di sì”.

Giovanni Spinazzola 

02 Gennaio 2019 17:22 - Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio 2019 17:22
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