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CULTURA&SPETTACOLO
Da Napoli a New York, da Anthony Hopkins a Jonathan Pryce, due mostri sacri del cinema americano: la storia di Federico Torre
14 Novembre 2019 21:45 —

Federico Torre, ho dato un rapido sguardo al tuo curriculum e devo dire che hai partecipato a diverse produzioni sia di cinema che di televisione. Quando hai cominciato?

Professionalmente, nel 1998. Ho iniziato con la soap opera Un posto al sole. Ero appena tornato da New York, dove ho vissuto per tre anni. Ho frequentato il Theater lab diretto da Caroline Thomas e il metodo di insegnamento era quello di Sanford Meisner.

New York? Interessante. Come ti mantenevi nella grande mela?

Be’, come tanti italiani, ho lavorato come cameriere in un ristorante italiano, ho fatto l’operaio, l’imbianchino. Insomma, mi sono dato da fare, la mia famiglia non era ricca!

Quindi, tornato in Italia, hai messo a frutto tutto quello che avevi imparato negli States?

I primi provini, all’inizio, li toppavo. Ero acerbo come attore, poi tutto si impara, anche se è importante avere una certa predisposizione

E tu, suppongo, eri predisposto, giusto?

Si. L’ho scoperto quando avevo otto anni-

Spiegati meglio

Avevo otto anni, ero in quarta elementare, l’insegnante di ruolo, quel giorno, fu sostituita da una supplente che, giunta in classe, ci fece fare una lettura sulle maschere italiane. A me toccò Arlecchino. Ebbene, appena venne il mio turno, cominciai a recitare con un credibile accento veneto. Tutti risero, io mi fermai, ero e resto molto timido, nonostante sia un adulto, oggi! Poi, l’insegnante, mi invitò a continuare e tutti i compagni restarono in silenzio ad ascoltarmi. Il mio primo pubblico.

Ecco, colgo l’occasione per chiedertelo. Ma, lavori anche in teatro?

Be, devo ammettere, che non amo tantissimo il teatro, anche se sto portando in scena da tre stagioni col collega Sergio Savastano, una pièce dal titolo Game over

Game over, di cosa si tratta?

Un lavoro che parla di due killer in un loro ultimo incarico di morte. Una sorta di “duello” dove i due si affrontano battuta dopo battuta fino a un epilogo inaspettato e di cui non posso parlare, ovviamente

E quando andrete in scene e dove?

Al Troisi di San Giorgio. Il 22 e il 23 Febbraio

Accidenti, tre anni che porti in giro uno spettacolo e non ti piace il teatro?

Hai ragione, ma questo spettacolo si presenta in unica scena, inoltre è stato sempre rappresentato in teatri molto piccoli, massimo cinquanta posti a sedere oppure in una sorta di cantine. Ed è quello che mi piace e ci piace. Abbiamo ricevuto i complimenti del pubblico, per questo tipo di performance e uno spettatore ci disse: “che bello sembrava di essere all’interno di un telefilm!” A me piacciono le immagini in movimento, il cinema mi ha sempre affascinato!

Ho visto che hai lavorato in un film che sta per uscire su Netflix (il 22 dicembre n.d.r.), I due Papi con Anthony Hopkins e Jonathan Pryce, due mostri sacri del cinema americano. Ce ne parli?

Una volta tanto ho avuto fortuna. Mi chiamò la mia agente e mi propose il provino. L’ho vinto e ho lavorato. E’ la storia del Papa dimissionario Ratzinger e la successiva entrata in scena di Papa Francesco. Una storia che racconta “la politica della fede”... La storia di due uomini e del potere che li circonda. Un film di Fernando Meirelles, il regista che ha girato City of God. Un bravo regista che ha tenuto tutti in armonia sul set. Gli unici che urlavano, erano italiani…

Immagino! Ok, ti ringrazio Federico e in bocca al lupo per l’uscita di questo film

Grazie. Viva il lupo!

Antonio Pianelli

 

14 Novembre 2019 21:45 - Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2019 21:45
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