02 Giugno 2020 - Aggiornato alle 15:55
SPORT
ESCLUSIVA Intervista a Antonio Corbo di Giovanni Spinazzola. "Campionato da finire o alcune squadre rischiano di fallire"
10 Aprile 2020 19:24 —

Il momento storico è estremamente difficile per l’Italia ed il mondo, attanagliato dal Covid-19 che ha già mietuto migliaia di vittime. La Redazione de “I Fatti di Napoli” ha contattato, in esclusiva, il collega de “La Repubblica” Antonio Corbo per analizzare la situazione anche dal punto di vista extra sportivo. 

Quattro federazioni di sport di squadra (rugby, pallamano, basket e pallavolo) hanno optato per la fine definitiva della stagione agonistica. La Figc, invece, lavora per la ripresa dei campionati. Non sembra inopportuno parlarne in questo momento storico?

“Bisogna parlarne, invece. La Figc vuole completare i campionati, come Uefa e Fifa, perché c’è un problema economico. Terminando il campionato, Sky può completare i pagamenti e le società possono chiudere i bilanci in maniera discreta. In caso contrario, alcune rischierebbero il fallimento”.

Non sarebbe più giusto fermarsi definitivamente?

“La storia ci insegna che è preminente l’economia. È questa a decidere. Se vi sono società sul ciglio del burrone, è comprensibile che queste tentino di rimettere a posto i bilanci superando questa scelta etica”.

Si parla di una possibile ripresa delle attività per inizio maggio con ritorno in campo a porte chiuse a giugno. Sono date fattibili?

“Se il campionato sarà completato, la ripresa potrà aversi a giugno con partite a raffica fino a luglio. Questo è il tentativo estremo – e sottolineo estremo”.

Proviamo a parlare di calcio giocato?

“Mi sembrano due dimensioni incompatibili. Da una parte il Napoli e Gattuso, dall’altro questa epidemia mondiale.

Noi giornalisti non dobbiamo ragionare come dei tifosi. Anzi, non dovremmo mai ragionare da tifosi. Siamo intellettuali e dovremo esprimere il meglio della nostra riflessione ed elaborare i concetti migliori. Non si può dimenticare che vi sono migliaia di morti e quindi è difficile creare un parallelo o un legame tra il calcio, il campionato, il Napoli e tutto quanto stia accadendo. Noi stiamo vivendo quello che hanno vissuto i nostri genitori con la Seconda guerra mondiale”.

In quell’occasione il titolo non fu assegnato.

“Tengo a chiarire questo concetto. Nella gerarchia dei valori, per me al primo posto non viene il calcio, ma la vita, l’etica. Quei valori che poi fanno la storia e l’umanità. Io sono preoccupato non per il campionato che può ricominciare o meno. Sono preoccupato perché ci aspetta un periodo di grandissima crisi economica con la dilagante disoccupazione che preoccupa persino l’America, negli ultimi tempi un modello di economia vincente. Sono questi i problemi che un giornalista, anche quando parla di sport, deve tenere presente”.

Gli Stati Uniti sono in recessione. È inevitabile che questo discorso sia esteso anche all’Italia.

“L’Italia è più che in recessione, è un Paese fermo. Bisogna fermare l’epidemia, poi riaccendere i motori della macchina italiana. Questi sono i grandi problemi della nostra nazione che coincidono con i grandi problemi del Pianeta in questo momento”.

In Europa c’è una spaccatura tra l’asse Italia-Spagna-Francia che chiede gli Eurobond ed il fronte tedesco-olandese fermo sul no. Qual è la sua riflessione?

“È il cinismo dell’umanità che non si ferma nemmeno di fronte alla pandemia. Vi sono i Paesi forti che vogliono diventarlo maggiormente ed i Paesi meno ricchi che si agitano. Questa situazione crea quella forbice che si allarga sempre di più per una divaricazione maggiore, con i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri”.

Non si rischia che questa situazione possa far crollare definitivamente il sogno europeo e l’Unione Europea per come era stata sognata dai Padri fondatori?

“No perché c’è un istinto di sopravvivenza. L’Europa sa di dover competere con Cina ed America e in qualche modo troverà sempre l’accordo per la sua sopravvivenza”.

10 Aprile 2020 19:24 - Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2020 19:24
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