15 Ottobre 2018 - Aggiornato alle 23:53
SPORT
Il Napoli non segna. Ma serve un po’ di fiducia e tempo. Azzardato e prematuro partire con il “De profundis”
19 Settembre 2018 18:47 —

Il problema è l’attacco. Ecco il nuovo motivetto dei critici del Napoli, il nuovo leit motiv soprattutto dopo lo 0-0 di ieri contro la Stella Rossa. I partenopei non segnano; solo sei gol in quattro giornate, sei in totale, Champions League compresa. Sei reti in cinque gare, un po’ poche effettivamente ma, allo stesso tempo, anche sufficienti per vincere sei gare, almeno teoricamente. Di vittorie, invece, in realtà ne sono arrivate tre, tutte in campionato, oltre ad un pari in Europa ed il ko di Genova. “Preferisco vincere sei gare per 1-0 piuttosto una per 6-0” diceva il compianto Vujadin Boskov, uno che ha allenato ovunque, anche all’ombra del Vesuvio. Eh sì, perché l’1-0 – nel calcio – basta ed avanza per vincere. Ed Ancelotti, nella prima conferenza stampa a Dimaro-Folgarida, espresse proprio un concetto simile. D’altronde non serve fare quattro, cinque gol a partita; serve, piuttosto, equilibrio in campo e fuori, con una squadra compatta ed in grado di difendere bene, soprattutto il vantaggio esiguo conquistato sul campo. Insigne, Mertens, Milik: tutti messi alla berlina, insieme a Carlo Ancelotti, “reo” di aver trasformato una squadra prolifica in una abulica. È chiaro come si tratti di giudizi eccessivi, affrettati, perché il tecnico sta lavorando ad un Napoli con più identità, come ammesso da lui stesso in conferenza stampa; i partenopei saranno una squadra in grado di giocare in modi differenti, in base all’avversario, sfruttando anche l’ampiezza della rosa con buoni risultati, come Fabian Ruiz ieri. D’altronde le tante occasioni da rete sprecate sono un problema atavico del Napoli che non scopriamo certo oggi; gli azzurri sono specialisti nel divorare occasioni ed Ancelotti sta lavorando anche per risolvere quest’inconveniente. Non esiste, in casa Napoli, un problema del gol, quanto un vero problema al cinismo di una squadra che troppo spesso arriva con le idee offuscate davanti al portiere avversario; un bomber di razza (facciamo un nome a caso, Cavani) sarebbe servito eccome ma il tecnico sta lavorando con il materiale che ha a disposizione. Re Carlo è pronto a vincere anche questa battaglia, servono un po’ di fiducia ed il tempo chiesto in ritiro. Intanto partire con il “De profundis” sembra alquanto azzardato e prematuro. Salire, poi, sul carro dei vincitori sembrerebbe decisamente sconveniente anche se poi è la vera arte degli italiani.

Giovanni Spinazzola

19 Settembre 2018 18:47 - Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2018 18:47
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