14 Novembre 2019 - Aggiornato alle 14:23
SPORT
Juventus-Napoli: 4-3. Una sconfitta che brucia
01 Settembre 2019 00:11 —

Tu quoque. Perdere così fa male, malissimo. Il Napoli si fa del male da solo, viene colpito a morte dal fuoco amico e lascia i tre punti alla Juventus al termine di una gara incredibile, in cui si è visto di tutto, il meglio ma soprattutto il peggio di una squadra che non ha ancora assorbito bene i meccanismi del nuovo modulo.

Un suicidio clamoroso, degno dei 47 ronin (gruppo di samurai al servizio di Asano Naganori signore di Akō che dapprima vendicarono il loro padrone, poi si suicidarono, ndr) con il colpo mortale arrivato da uno dei figli più amati, il gigante buono Kalidou Koulibaly in grado, due stagioni or sono, di far sognare un intero popolo in quello stesso stadio. Ed invece, stavolta, ha mandato in frantumi la speranza di uscire imbattuti dall’Allianz, dopo 93’ in cui è accaduto di tutto. Una sconfitta che brucia – e non può essere altrimenti – ma che regala tanti spunti di riflessione, positivi e negativi.

Tra i primi sicuramente l’orgoglio ed il riscatto di una squadra che non muore mai; era accaduto anche a Firenze ma rimontare tre gol alla Juve, in casa sua, non è proprio roba da tutti i giorni, anzi. È sinonimo di grande forza morale e fisica, di mentalità da grande squadra, di carattere mai domo. Certo, fondamentale è stato Carlo Ancelotti, bravissimo nel leggere la partita e cambiarla. Le tre reti sono arrivate tutti dai nuovi acquisti; Manolas, Lozano e Di Lorenzo, segnale evidente di come il mercato lungimirante ed oculato dei partenopei sia stato decisamente positivo, regalando quel quid in più ad una squadra già forte. Oltre alle reti, i tre citati sono stati tra i migliori in campo, con il messicano a spaccare la partita ed il terzino a contenere un certo Ronaldo, non proprio il primo scappato di casa. A proposito; l’aveva detto in conferenza stampa ed ha mantenuto la promessa. Hirving, nel giorno della sua presentazione, aveva tenuto a ricordare il suo buon rendimento nei debutti con la nuova maglia; sempre in rete. Ebbene, non si è smentito, segnando il gol del momentaneo 2-3.

Se l’attacco è stato formidabile (male, però, sia Callejon che Insigne e Mertens, con il belga spaesato in una difesa di corazzieri come quella bianconera), la difesa è certamente il tasto dolente. Non il reparto, cui l’intesa dev’essere affinata, quanto l’intera fase passiva. Koulibaly e Manolas sono due difensori magnifici ma i sette gol incassati in due giornate di campionato non possono non far suonare le campane, altro che campanelli. Il 4-2-3-1, al momento, non è modulo che può essere sostenuto dalla squadra. Allan, infatti, è in evidente ritardo di condizione (si è aggregato alla squadra in ritardo) e Zielinski continua a giocare ad intermittenza, con poco filtro; impossibile, così, garantire un buon equilibrio ed una buona fase passiva. Il risultato è il centrocampo consegnato agli avversari ed una squadra sfilacciata in campo, incapace di reggere l’urto. I tre gol (escludiamo l’autorete) sono tutti frutto di errori di concetto e posizionamento degli uomini in campo o topiche personali; quasi inconcepibile incassare rete da un calcio d’angolo a favore, mentre è harakiri lasciare Ronaldo tutto solo in area di rigore. La riprova la si è avuta nel secondo tempo, con il cambio di modulo; il passaggio al 4-4-2 ha garantito più equilibrio e copertura alla squadra, con Fabian Ruiz tornato in mediana e più presente rispetto alla sua versione opaca da trequartista, alle prese con la nuova posizione da mandare a memoria e Zielisnki esterno sinistro. In attesa di un trequartista – se mai dovesse arrivare James Rodriguez – è bene arretrare lo spagnolo in mezzo al campo, per fronteggiare una difficoltà oggettiva apparsa nitidamente nei primi 180’ di campionato.

La sconfitta con la Juve brucia, naturalmente, perché arrivata proprio contro la diretta avversaria ma nulla è perduto, anzi; lo scontro diretto è arrivato alla seconda giornata appena e vi sono altri 36 turni da disputare in un campionato duro ed equilibrato. Da dopo la sosta, però, servirà decisamente un altro Napoli.

Giovanni Spinazzola

01 Settembre 2019 00:11 - Ultimo aggiornamento: 01 Settembre 2019 00:11
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