28 Novembre 2020 - Aggiornato alle 06:32
SPORT
Milan-Napoli: 1-3. "Un ko che brucia" di Giovanni Spinazzola
22 Novembre 2020 23:17 —

Il Napoli incassa la seconda sconfitta consecutiva in casa, un’altra contro una formazione che le sta davanti in classifica. Si ferma nuovamente la corsa degli azzurri ed è un ko che brucia, perché di certo il Milan non è superiore ai partenopei. Stasera, però, è mancato tutto al Napoli, infortunati ed indisponibili per Covid a parte. La squadra scelta da Gattuso era pienamente in grado di competere con i rossoneri ma non ha certo assolto ai compiti richiesti. Ci fossero stati 11 Politano in campo stasera, il Napoli avrebbe vinto; anzi, stravinto questa sfida. Il Milan, certo, è imbattuto da 20 gare di campionato ma è sembrato decisamente perforabile, attaccato al suo uomo principe, il suo totem, Zlatan Ibrahimovic. E lo svedese ha di fatto messo a ferro e fuoco la difesa azzurra anche perché la retroguardia partenopea gli ha agevolato il compito. Troppo permissivo il pacchetto arretrato, non in grado di opporre un’adeguata resistenza all’attacco rossonero. Tra i padroni di casa solo l’esterno ex Inter si è dannato l’anima, ma il calcio è uno sport di squadra ed il Napoli, stasera, ha meritato di perdere. La squadra è apparsa la brutta copia di quella ammirata fino a qualche settimana fa, persa nei soliti timori del braccino corto quando c’è da affondare il colpo; una mancanza di mentalità vincente atavica – individuata da Ancelotti tre anni fa - che le impedirà sempre di poter realizzare quell’upgrade necessario per lottare per grandi traguardi. Contro il Milan serviva la prestazione della conferma ed invece a tratti abbiamo assistito al festival degli orrori, a cui si sono iscritti tutti. Natale anticipato al San Paolo e regali a iosa per i rossoneri che hanno ringraziato e portato a casa (mica scemi!). È mancato tutto, dicevamo; male il pressing offensivo, malissimo le sortite offensive e tutti sulla graticola a partire dal capitano Insigne, il fratello scarso di quello ammirato in nazionale. Costruzione del gioco assente, invece, a centrocampo, perché Fabian Ruiz ha pensato bene di prendersi il giorno libero senza comunicarlo a tecnico e compagni. Di Lorenzo, invece, ne ha semplicemente combinate di tutti i colori; dal gol sbagliato clamorosamente a cinque metri dalla porta allo stop che ha mandato direttamente in gol i rossoneri. Un disastro totale, roba da far uscire il fumo dalle orecchie. Un’agonia durata 95’ su cui ha messo il carico da 90 anche l’arbitro Valeri; deficitaria la sua gestione dei cartellini, assurdo il primo giallo a Bakayoko poi costato il rosso all’ex Monaco. Di contro Kessié ha goduto di un’immunità quasi totale, che ha permesso al franco ivoriano di menare come un fabbro senza essere sanzionato. E non ci soffermiamo nemmeno sul probabile rigore non fischiato su Koulibaly nella tonnara dell’area di rigore rossonera in occasione di un corner sul punteggio di 1-2. Ormai il Napoli si è abituato agli arbitraggi a sfavore e, temiamo, sia una costante della stagione. Ecco perché bisogna essere superiori a tutto, impedendo ai fischietti di poter essere protagonisti. Ed invece è mancato tutto stasera; interdizione, sovrapposizione sulle fasce, gioco ed attacco. Non un bel segnale in vista del Rijeka giovedì al San Paolo e, soprattutto, della Roma – in forma – domenica sera. Altro match fondamentale, perché gli azzurri, dal possibile aggancio al Milan in seconda posizione, sono scivolati al sesto posto a -6 (sono considerati il punto in meno e lo 0-3 contro la Juve deciso a tavolino, ndr), a tre lunghezze dalla Roma. Vincere è già diventato un obbligo, cambiare registro, anche.

22 Novembre 2020 23:17 - Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2020 23:17
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