19 Agosto 2019 - Aggiornato alle 10:49
CRONACA
Milan-Napoli: Flop a S.Siro. Non ci resta che... l'Europa League
29 Gennaio 2019 23:32 —

Uno scempio. Avete presente la squadra di dopolavoristi che sfida e perde contro il team di ragazzini terribili del quartiere, perché più in forma, più giovani e più allenati? Bene, è un po’ la figura barbina del Napoli a San Siro, al cospetto di un Milan che tutto sembra, fuorché una formazione imbattibile. I rossoneri hanno vinto meritatamente, sia chiaro, ma non sono certo il Barcellona oppure il Real Madrid, quelle squadre contro cui la sconfitta pare essere l’unico risultato possibile. La semifinale di Coppa Italia, insomma, era più che alla portata della squadra di Ancelotti, senza dimenticare come fosse un vero e proprio obiettivo il proseguire l’avventura nella manifestazione nazionale. Ed invece gli azzurri sono usciti a capo chino dall’impianto meneghino, maltrattati come l’ultima delle formazioni; Maksimovic – ma tutta la difesa partenopea – è riuscito a trasformare Piatek in una sorta di Van Basten dei tempi d’oro, praticamente immarcabile. Se il polacco ha avuto campo libero, stessa fortuna non è toccata a Milik, suo connazionale decisamente più sfortunato, un po’ come se il 19 rossonero fosse Gastone ed Arek Paperino, se non Paperoga. Abbiamo visto sicuramente il Napoli più brutto della stagione e la notizia positiva, unica, c’è; almeno per quest’anno, i partenopei non torneranno più a Milano (a meno di improbabili incroci con l’Inter in Europa League). A San Siro, in un mese, gli azzurri hanno raccolto un punto in due gare di campionato (sconfitta contro i nerazzurri e pareggio sabato scorso) ed un’eliminazione in Coppa Italia, con nessuna rete all’attivo e tre sul groppone in tre gare. Uno score che parla da solo, statistiche imbarazzanti che possono e devono esprimere quasi indignazione. Ancelotti, rispetto alla gara di campionato, ha cambiato cinque elementi, ma è finita addirittura peggio. Non hanno funzionato sabato Insigne, Mertens e Milik schierati in campo contemporaneamente dal 1’, ecco perché il tecnico ha provato con un atteggiamento classico, meno offensivo, nonostante Malcuit e Ghoulam terzini di spinta; i risultati, però, non sono stati quelli auspicati. La difesa, infatti, si è sciolta come neve al sole al cospetto di Piatek - non Messi – e l’attacco è stato pericoloso come una forbice per bambini dalle punte arrotondate; Insigne ha sparato a salve, con le sue conclusioni finite tra le braccia di Donnarumma oppure direttamente nel primo anello, mentre Milik ha provato a lottare contro la difesa rossonera senza riscuotere particolare successo. Presagi nefasti che non hanno portato a nulla di buono. Le note di merito sono tutte per Fabian Ruiz, l’ultimo ad arrendersi, e vero calciatore a tutto campo; lo spagnolo ex Betis ha retto da solo il centrocampo, ha attaccato e difeso mostrando come la squadra abbia bisogno di 11 calciatori come il suo numero 8. Si è dannato l’anima il classe ’96, mostrando tutta la sua classe, risultando a tratti encomiabile e commovente; prestazione convincente anche di Adam Ounas, entrato nella ripresa. L’ex Bordeaux ha regalato verve alla squadra e velocità, senza dimenticare come sia stato uno dei pochissimi a saltare costantemente l’uomo creando superiorità numerica. Giudizio sospeso, invece, per gli altri; se Meret e Malcuit, infatti, non hanno provocato danni, è meglio stendere un velo pietoso sul resto degli uomini in campo. Abbiamo assistito ad un qualcosa di imbarazzante, roba da dimenticare il più in fretta possibile. Resterà, però, l’eliminazione scottante ed il primo obiettivo volato via; con lo scudetto ormai impossibile da raggiungere, restano solo il secondo posto in campionato e l’Europa League. La rotta è quella sbagliata; è bene iniziare la virata – anche il più repentinamente possibile – perché sabato è già tempo di Serie A, con la Sampdoria che arriva al San Paolo. I doriani sono in grande forma ed annoverano tra le sue fila un tale Quagliarella; l’attaccante napoletano ha sempre castigato gli azzurri – all’andata addirittura segnò di tacco – e la butta dentro da 11 gare consecutive. Si dovrà arginare Super Fabio, perché altri passi falsi non sono più ammessi.  

Giovanni Spinazzola

29 Gennaio 2019 23:32 - Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2019 23:32
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