15 Agosto 2018 - Aggiornato alle 11:32
CULTURA&SPETTACOLO
Napoli; Alla Federico II lezione di Economia Politica di Leonardo Becchetti ordinario a Tor Vergata
10 Maggio 2018 18:21 —

Un altro incontro nelle aule di Monte Sant’Angelo ha fatto luce sulle strade più umane, civili e sostenibili che l’Economia potrebbe o forse dovrebbe intraprendere. Organizzato tramite il Laboratorio Next, gestito alla Federico II dal professore Renato Briganti, si è incentrato sulla lezione tenuta da Leonardo Becchetti, professore ordinario presso Tor Vergata di Economia Politica e appartenente al comitato scientifico di indirizzo della SEC (Scuola di Economia Civile).

E’ bastato lo spazio di una lezione per mettere gli studenti innanzi ad un quadro chiaro: la realtà economico-sociale circostante, il potere d’azione e le responsabilità che hanno nelle loro mani verso il futuro, in particolare quello del nostro paese: “ Sono partito inizialmente come un medico, volendo toccare le cose importanti, la povertà, il Sud del mondo, ma oggi è dell’Italia che dobbiamo occuparci

Partiamo dall’analisi: il professore descrive il nostro sistema economico come “una macchina che tende ad andare fuori strada, nel senso che presenta due ruote gonfie e due sgonfie”. Ora, le prime due sono il benessere del consumatore e la massimizzazione del profitto, i due obiettivi abbondantemente raggiunti con cui è stata costruita l’economia dell’ 800-900.

Passiamo alle altre due ruote, quelle sgonfie: il lavoro e l’ambiente. In un sistema del genere, dove l’obiettivo è produrre e abbassare i costi di produzione, il lavoro cosa diventa? 

Una voce di costo da minimizzare, così come ne verranno minimizzate la qualità e la dignità

E al giorno d’oggi, grazie alla Globalizzazione, la manodopera viene facilmente delocalizzata e ottenuta a basso prezzo, il potere contrattuale dei lavoratori sul territorio nazionale diminuisce e i salari si abbassano. E allora per tamponare l’enorme produttività tanto agognata resta come strada solo il doping del debito. Ecco le radici delle crisi finanziarie. come quelle del 29’ e del 2007,  che hanno avuto origine in corrispondenza della massima concentrazione del reddito.

Resta poi da fare i conti con l’ambiente circostante e con i limiti di sfruttamento che ormai da tempo sono stati superati. Gli indicatori di crescita come il PIL, non possono essere più presi in considerazione in termini assoluti, ma devono essere rapportati ad altri fattori, come  la produzione di CO2. In poche parole Il PIL deve essere sostenibile. Se quindi da una parte bisogna occuparsi di disoccupazione e povertà, dall’altra noi dobbiamo rientrare nei limiti del rispetto ambientale.

La corrente di pensiero dell’Economia Civile ha in merito una visione e delle proposte: in primis, sembrerà inusuale ma anche agli economisti interessa la felicità, perché la stessa ha conseguenza sia sulla politica che sulla salute.

E la felicità ha una stretta relazione con generatività: è l’effetto indiretto di una vita ben spesa, di una vita generativa, messa a servizio dell’utilità altrui.

Bisogna quindi spogliarsi delle vesti dell’ “Homo economicus”, definito da Amartya Sen “idiota sociale”, una figura alla ricerca dei guadagni e della massimizzazione dei profitti incapace di cooperare, per diventare uomini e cittadine che in società ci sappiano stare, che sappiano fare squadra per diventare più forti insieme, rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione delle persone e che siano capaci di puntare alla crescita di valore non del PIL, ma del BES (indicatore del benessere equo e sostenibile).

Dal punto di vista ambientale molti passi in avanti sono già stati fatti: attualmente in Italia il governo è tenuto ad indicare l’effetto del DEF su una selezione di indicatori del BES (co2, disuguaglianza, partecipazione al lavoro). 

Anche i mercati finanziari oggi si stanno invertendo e i titoli delle società ambientalmente sostenibili, come Tesla, valgono di più. Si iniziano a preferire quelle aziende al di sopra di un certo livello di responsabilità sociale e ambientale. 

Ma se la sfida sull’ ambiente è vinta, perchè oggi per il mercato è più conveniente essere green, sull’altro fronte del lavoro non è ancora abbastanza “smart” un trattamento dignitoso. 

Quali sono i possibili strumenti per combattere questa battaglia?

Prima di tutto, ricordiamoci che il consumatore ha un ruolo centrale nell’economia perchè può esercitare il voto con il portafoglio, ovvero compiere scelte responsabili.

EYE ON BUY ad esempio è uno strumento progettato con NEXT per aiutare i cittadini a scegliere. Si tratta un’app che produce un rating dell’impresa, esattamente come Trip Advisor, sulla sostenibilità ambientale e sociale e sulla qualità del prodotto.

Un secondo ruolo è giocato dall’attenzione che deve riporre  lo Stato: il 20% degli acquisti sono pubblici e gli appalti andrebbero affidati a quelle aziende dimostrino un certo grado di responsabilità

Infine per tutelare le condizioni del lavoro negli altri paesi e nel nostro, l’idea del professore Becchetti è quella di introdurre una Green Social Consumption Tax: 

prevedere delle imposte sui consumi che premino le filiere sostenibili e penalizzino quelle che sfruttano il lavoro, prevedendo dunque un’IVA più alta qualora determinate condizioni sociali e ambientali non vengano rispettate.

Per sostenere tutte queste proposte è necessario che ci sia una cittadinanza attiva:

“Dobbiamo starci nella società, scendere in campo, le voci degli altri devono sommergere le voci dei violenti. Oggi astenersi è una colpa di cui pagare le conseguenze domani” sostiene il professore Becchetti e aggiunge: “Invitiamo i giovani a progettare imprese sociali, non dovete domandarvi se troverete lavoro, voi dovete domandarvi quanti posti di lavoro riuscirete a creare”. 

Conclude la lezione con i tre passi per raggiungere felicità: la speranza che ha accompagnato la vita di Anna Frank, la meticolosità dei giapponesi e la capacità degli atleti paralimpici di raggiungere massimi risultati a partire dai propri ostacoli.

Non bisogna infine dimenticare cosa dovrebbe guidare gli studenti nella costruzione del proprio futuro: non la scalata sociale, non la ricerca del profitto, ne’ la mera affermazione del se’ al di sopra degli altri, ma il desiderio. Il desiderio motiva lo sforzo, lo sforzo produce il risultato, il risultato consente di risalire la scala del talento

Lea Cicelyn

10 Maggio 2018 18:21 - Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2018 18:21
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