17 Novembre 2018 - Aggiornato alle 01:59
SPORT
Napoli: Ancelotti, dalle stelle alle stalle
09 Settembre 2018 19:02 —

Dalle stelle alle stalle, dalla gloria alle polveri. È il destino dei grandi condottieri, legati ai risultati ed è anche il destino di Carlo Ancelotti, che ha già potuto assaporare la vibrante passione dei napoletani. I tifosi azzurri sono volubili, addirittura uterini, e cambiano idea a seconda dei risultati della squadra. Finché la squadra vince, tutto ok; se, invece, arrivano le sconfitte, beh, i malumori spuntano fuori come i funghi in un bosco dopo una giornata di pioggia. Se il tecnico azzurro era stato definito “genio” dopo i successi in rimonta contro Lazio e Milan, il ko incassato dalla Sampdoria ha avuto come esito critiche a iosa, alcune davvero fuori luogo. Il doppio cambio di modulo che ha mandato fuori giri Gattuso ed il suo Milan aveva riscosso simpatie ed approvazioni, perché mai a Napoli – negli ultimi anni - si era visto un tecnico in grado di leggere la gara e cambiare tattica e modulo in corso d’opera. “Ancelotti grande allenatore” si sentiva nei bar della città, “lui si che è un tecnico vincente”, “come sa leggere lui le partite, nessuno” alcuni dei commenti dei tifosi. Idillio ed amore viscerale, perché – d’altronde – il palmares di Re Carlo parla da solo. Eppure la sconfitta contro i liguri ha storto il naso a molti; “il turn over non ha pagato” i commenti in alcuni salotti televisivi delle tv campane (eppure il tecnico aveva optato solo due cambi), “in difesa si dorme”, “Ancelotti non capisce niente”, “saremo costretti a rimpiangere Sarri”, “chissà sabato con la Fiorentina” le analisi dei più critici e rassegnati. Mancava poco che doveva scattare l’esonero per l’allenatore di Reggiolo. È il vero problema di una Napoli poco tollerante ed abitata da circa 2 milioni di tecnici. Tutti ad indicare il modulo giusto ad Ancelotti “deve ritornare al 4-3-3”, tutti a spiegare la tattica e posizioni in campo “Hamsik non può fare il regista”, “la difesa deve giocare più alta”. La verità è decisamente un’altra; il Napoli sta attraversando il processo di cambiamento dal gioco di Sarri a quello di Ancelotti, con meno possesso palla – a volte sterile ed orizzontale – e più verticalizzazione; fisiologico la squadra debba assorbire i nuovi dettami tattici, senza considerare come Mertens e compagni non siano al top della condizione fisica, perché impostata proprio per essere al top nel culmine della stagione. Le sette-otto gare chieste ad inizio campionato dal Presidente De Laurentiis non erano certo un modo per tenere a bada i tifosi ma un’analisi lucida, considerato anche gli apprendistati degli allenatori precedenti. Il vero Napoli lo vedremo ad ottobre; una squadra tonica e brillante, con meno errori e più rodata, cosciente delle volontà di Re Carlo e, probabilmente, con una mentalità più vincente, frutto del lavoro anche mentale del tecnico di Reggiolo. Bisogna avere pazienza ed avere fiducia o, quantomeno, aspettare ancora qualche settimana prima di dare giudizi affrettati.

Giovanni Spinazzola

09 Settembre 2018 19:02 - Ultimo aggiornamento: 09 Settembre 2018 19:02
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