25 Agosto 2019 - Aggiornato alle 04:45
CRONACA
Napoli: Caso Cerciello, la foto dello scandalo. Intervista al penalista Michele Brandi Bisogni
01 Agosto 2019 19:37 —

Oggi, l’argomento ricorrente nelle case, negli uffici, nei bar e perfino nei tribunali è la rilevanza della foto che ritrae “l’americano bendato”. Sul punto, la redazione dei ifattidiNapoli, ha chiesto il parere dell’Avvocato Michele Brandi Bisogni, noto penalista partenopeo. 
Secondo lei, quale è il valore giuridico di quella foto?
Nessuno, poiché l’istituto della confessione ha valenza giuridica solo se resa dall’imputato in presenza del legale. Poiché non risulta ad oggi la presenza di alcun avvocato al momento dell’interrogatorio, la confessione resa, anche senza la benda, non sarebbe comunque utilizzabile.
Quindi, benda o non benda, il processo si farà in Italia?
Il processo si deve fare in Italia perché il reato è stato commesso in Italia e il cittadino straniero è sottoposto alle leggi dello stato italiano, indipendentemente anche dalla cittadinanza della parte offesa.
Lei crede allora che la foto possa essere il pretesto per forzare la mano al governo italiano?
Le norme, sia di diritto sostanziale che procedurale penale, non consentono lo spostamento del processo in altro luogo che non sia il territorio italiano e segnatamente il Tribunale di Roma, città in cui è avvenuto il reato.
Qualche giornale americano paventa la possibilità di un nuovo caso Amanda Knox. Lei cosa ne pensa?
Trattasi di fatti completamente diversi in quanto la Sig.ra Knox è stata assolta dalla giustizia italiana per non aver commesso il fatto e ciò è la riprova, che l’unico giudice competente è quello italiano. Il lato negativo è un altro ed è la eccessiva durata dei processi civili e penali che, ci posiziona come i primi del quinto mondo. E’ inumano, infatti, che un cittadino che incorre nelle maglie della legge, indipendentemente dall’essere colpevole o innocente, debba attendere oggi quanto meno sette anni e mezzo dal verificarsi del fatto, salvo gli ulteriori prolungamenti prospettati.
Su questo punto, Lei cosa si auspica per una valida riforma della giustizia?
Sono nettamente contrario all’allungamento della prescrizione. E’ come se ad un ammalato dicessimo che poichè ci sono poche apparecchiature la sua malattia potrà essere diagnosticata solo dopo un ulteriore attesa, sempre se campa. In un articolo del 1998 del Sole 24 ore è stato pubblicato uno studio comparativo tra Inghilterra, 60 milioni di abitanti circa, Germania (solo ovest 60 milioni di abitanti) e Italia, 60 milioni di abitanti, che evidenziava il numero dei magistrati per nazione, In Inghilterra, all’epoca, i magistrati giudicanti erano 24.000 circa, in Germania, giudicanti ed inquirenti, erano 18.000 circa. In Italia, giudicanti ed inquirenti, 9.000 circa. Come avrebbe detto il grande Totò è la somma che fa il totale.
Quindi, secondo Lei, il tutto si riduce ad una questione solo di numeri?
Non solo. Nel settore penale si potrebbe incidere con due semplici modifiche. La prima è abolire la rinnovazione del dibattimento istruttorio ogni volta che cambia il magistrato. Ovvero, ogni volta che il magistrato viene sostituito per qualsiasi motivo, le parti, nella maggior parte dei casi, non consentono l’utilizzo delle testimonianze già raccolte, chiedendo una nuova audizione dei testi, che nella maggior parte dei casi, quando tornano si limitano a dire “confermo quanto già precedentemente dichiarato”. Analogamente abolire l’obbligo per la polizia giudiziaria di dover confermare in udienza su quanto già relazionato al momento del fatto, il tutto con la facoltà per le parti, avvocati, pubblici ministeri e giudici, di motivare specificamente la necessità della nuova audizione del teste o della polizia giudiziaria. Tutto ciò in quanto attualmente il processo penale è integralmente fonoregistrato, così che tutte le parti possono dalla trascrizione evidenziare i tentennamenti, i dubbi, le indecisioni dei testimoni durante il loro esame. 
La seconda modifica auspicabile è porre un limite alla querela facile spesso infondata e che finisce con l’archiviazione.
Come?
Semplicemente istituendo una congrua cauzione pecuniaria che in caso di archiviazione verrebbe incamerata dallo stato.
Antonio Pianelli   

01 Agosto 2019 19:37 - Ultimo aggiornamento: 01 Agosto 2019 19:37
Commenti (0)


Per commentare questa notizia accedi all'applicazione o registrati se non hai ancora un account
Questo sito utilizza cookie tecnici per offrirti una migliore esperienza di navigazione sul sito.
Navigando su questo sito accetti l'utilizzo dei cookie.

Chiudi