17 Ottobre 2018 - Aggiornato alle 15:29
CRONACA
Napoli: La storia, allo stadio gli sequestrano l'acqua naturale che porta con se per il figlio. E all'interno vendono solo quella gasata. Risultato: biglietto pagato e stadio abbandonato
08 Ottobre 2018 23:54 —

Rabbia, indignazione e vergogna. Questi i sentimenti, gli unici possibili, per una storia che dell’incredibile, dell’assurdo; ad uscirne sconfitto il calcio Napoli ma, soprattutto, l’intero movimento italiano. Gli stadi sono sempre più vuoti, inadatti, fatiscenti ed una vera soluzione non è stata ancora trovata per arginare questo problema. Anzi, addirittura molte situazioni fungono da deterrente. Vade retro stadio sembra essere quasi lo slogan in Serie A, e pazienza se lo spettacolo che esportiamo all’esterno non è dei più belli. Ieri il San Paolo contava circa 30mila spettatori, meno della metà della capienza intera dell’impianto; l’impianto di Fuorigrotta è tra i peggiori d’Italia, complicato da “vivere” per persone adulte, figurarsi per i bambini. E la storia che stiamo per raccontare è l’ennesima prova, addirittura un vero e proprio scempio privo di qualsivoglia buon senso, che pure dovrebbe essere usato in questi casi. Un padre che, per la prima volta, porta il figlio – di appena cinque anni – allo stadio; una domenica pomeriggio decisamente diversa, un primo passo per far vedere al piccolo gli idoli venerati solo in televisione fin lì. Il tutto nonostante la difficoltà del parcheggio e le condizioni dello stadio che ormai tutti conoscono. Il bello, però, deve ancora venire. Eh sì perché Luca Cozzi – il protagonista della storia, titolare di un noto bar a Napoli - ha dovuto anche affrontare le inflessibilità degli steward ed una situazione da terzo mondo. All’ingresso, infatti, il giovane – dopo un primo accesso al tornello della Curva B senza problemi – si è visto rincorrere e fermare da uno steward che l’ha bloccato e sequestrato la bottiglietta di acqua, una di quelle per bambini. Può mai rendersi pericoloso un giovane padre con un figlio al seguito, per giunta piccolo d’età? Evidentemente sì, perché lo steward inflessibile di fronte alle spiegazioni, ha provveduto a sottrarre il bene di prima necessità. Salito sugli spalti, il nostro protagonista ha per prima cosa provveduto ad acquistare un’altra bottiglia d’acqua per il bambino, identica e precisa a quella sottratta qualche minuto addietro (ma come? Non sono pericolose e quindi vietate negli impianti? Mistero assoluto). L’amara notizia, però, è stato il constatare l’assenza di acqua naturale, ma solo gassata. “Mio figlio non beve acqua frizzante, non ama le bevande gassate ma solo acqua naturale – ci ha raccontato il sig. Cozzi – non volevo credere ai miei occhi. All’interno del San Paolo non è in vendita l’acqua naturale, in nessuna versione di essa, che non sia frizzante. Come potevo tenere mio figlio senza bere per oltre due ore?” Domanda più che lecita che, ovviamente non ha incontrato risposta. Morale della favola? Ha abbandonato gli spalti al 45’, alla fine del primo tempo, dovendo rinunciare alla visione della seconda parte dell’incontro. “Non potevo tenere mio figlio senza bere, anche perché mi chiedeva insistentemente l’acqua senza capacitarsi del perché non gliela volessi comprare – ha continuato – ho quindi deciso di lasciare gli spalti al 45’. Chiedo solo che la società provveda quantomeno a rimborsarmi il biglietto, considerato che la brutta esperienza, mia e di mio figlio, non potrà essere in alcun modo risarcita”. Davvero un gran bell’esempio di civiltà, soprattutto da parte di uno steward fin troppo solerte con un padre e con un bambino e, forse, più accondiscendente in altre situazioni. Dovrebbe essere agevolata l’esperienza dello stadio di un padre ed un figlio, anche per far crescere le nuove generazioni all’insegna dell’amore per il calcio, il gioco più bello al mondo. Ma, a quanto pare, a Napoli, non è possibile. 

Giovanni Spinazzola

08 Ottobre 2018 23:54 - Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre 2018 23:54
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