25 Settembre 2017 - Aggiornato alle 10:12
CRONACA
Napoli: Omicidio Ruggiero, parla l'esperto in criminologia clinica e delle investigazioni
18 Agosto 2017 10:37 —

L’inchiesta sull’omicidio dell’attivista gay, Vincenzo Ruggiero di 25 anni, nel casertano, ad opera degli inquirenti, ha avuto recentemente un’importante svolta col macabro rinvenimento del cadavere del ragazzo, decapitato e fatto a pezzi, nonche’ del ritrovamento di alcune parti del corpo. La confessione dell’assassino Ciro Guarente, 35 anni, che in un primo tempo aveva negato, seppure tardiva, contribuisce ad eliminare in modo indefettibile ogni qualsivoglia dubbio sulla dinamica omicidiaria, ed ancora di più sulla motivazione intrinseca, che ha mosso intimamente l’autore del delitto. Il caso non può in alcun modo essere ricondotto all’alveo dei delitti passionali animati da sentimenti di gelosia. Il cadavere dice tanto: il corpo fatto a pezzi, la testa mozzata, il viso irriconoscibile, in quanto sfigurato post mortem dall’acido, così come il resto del corpo. Fare a pezzi una persona dopo averla uccisa, quindi accanirsi con ferocia e tale violenza su un cadavere, nella fattispecie, va ben oltre l’omicidio, implicando chiaramente la trasposizione di una fantasia omicidiaria premeditata tesa a distruggere il de cuius, in primis nel suo essere fisico, non accettando la sua omosessualità, il killer proietta egodistonicamente la propria latente omosessualità sull’ “altro”, L’ “altro” che invece la manifesta, la rappresenta al mondo, ed addirittura se ne fa portavoce in quanto attivista gay. Non è un caso che il killer avesse delle frequentazioni celate sia con omosessuali che con transessuali. Inconcepibile per il killer, ed allora la testa, quale elemento corporeo significante un “pensato”ed un “parlato” con la bocca, deve essere assolutamente mozzata ed il parlato censurato. Proprio così il pensiero non è condivisibile: va censurato dunque la testa va tagliata! La bocca non c’è più, sicché quel povero ragazzo di appena 25 anni è privato di manifestare ai terzi il proprio essere, ed esprimere altresì le proprie convinzioni.  Lo sfregio dell’acido a morte avvenuta,come emerge dall’esame autoptico, sul volto, ha valore ultroneo, mina ab origine l’identità della vittima, che non è più riconoscibile nelle sue sembianze fisiche e mira a cancellarne anche il ricordo. Il crimine va iscritto tra i delitti omofobi ed il killer presenta tutte le caratteristiche tipiche che lo rendono, a giusta ragione, un killer seriale. Inoltre la vittima è stata murata in un garage, tale azione rafforza e potenzia l’intenzione del killer di far sparire qualsivoglia resto e traccia della vittima medesima anche ai fini di una degna sepoltura. La mano sinistra, unitamente ad altri resti, rinvenuta in un tombino dagli inquirenti nei pressi del garage dove è stato murato il cadavere del ragazzo, evidenzia la volontà di serbare a mò di trofeo una parte del corpo della vittima. Tale azione è di solito compiuta dai killer seriali. Il possesso con parti del cadavere permette al killer di mantenere la sensazione di appagamento che gli deriva dall’aver esercitato con l’atto omicidiario il proprio potere sulla vittima e li consente di lenire il profondo senso di solitudine che prova, il “trofeo”lo fa sentire meno solo. Lungi dunque questo delitto da essere classificato come delitto passionale, l’omicida è un pericolosissimo killer, che non accetta la propria natura omosessuale, ed è perciò destinato a scagliarsi con violenza bruta e mortale su chi invece la vive con naturalezza ed orgoglio. E’ probabile che avesse già ucciso. Similmente il caso ricorda la storia di Jeffrey Dhamer, il cosiddetto mostro di Milwakee, il quale violentò ed uccise un numero altissimo ed imprecisato di vittime omosessuali, in quanto non aveva mai accettato la sua di  natura omosessuale. L’identità sessuale è una componente fondamentale dell’identità di una persona, non può essere repressa, il reprimerla carica il bagaglio emotivo  e relazionale del soggetto di frustrazioni e di non accettazione della propria persona. Intanto proseguono le indagini della Procura partenopea su eventuali complici dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere.
Dr Maria Sarno - Esperto in criminologia clinica e delle investigazioni

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