11 Dicembre 2019 - Aggiornato alle 09:37
CRONACA
Napoli: Sgominato il Clan Cesarano a Castellammare di Stabia. 20 arresti
12 Novembre 2019 12:16 —

Dalle prime ore della mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari - emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia - nei confronti di 20 soggetti ritenuti promotori, affiliati o strettamente contigui al “clan Cesarano”, operante soprattutto nei comuni di Castellammare di Stabia, Pompei, Santa Maria La Carità e Scafati. L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine partita nel 2014 - sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sviluppata dal Gruppo di Torre Annunziata e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia - allorquando, in concomitanza dell’arresto di Esposito Nicola detto “o’ mostr”, la leadership del gruppo criminale in parola, con il beneplacito dello storico capoclan Cesarano Ferdinando (attualmente recluso al “41 bis”), veniva assunta dal Di Martino Luigi, alias “o’ profeta” (parimenti recluso al “41-bis”), proprio in quel frangente tornato in libertà dopo una lunga detenzione. Le investigazioni, avviate grazie alla denuncia di un imprenditore di Castellammare di Stabia operante nel settore delle “slot machines”, hanno consentito di ricostruire un analitico e voluminoso quadro indiziario sulla riorganizzazione del sodalizio criminale stabiese, sulla nuova struttura organigrammica della medesima consorteria e sulle modalità operative mediante le quali veniva imposto il controllo sulle attività economiche della zona o venivano gestiti lucrosi traffici delittuosi, accumulando in questo modo ingenti proventi illeciti. In specie, la compagine criminale dei “Cesarano”, sotto l’egida verticistica della figura carismatica del nuovo leader che riceveva gli affiliati presso il suo quartier generale fissato nella zona stabiese di “Ponte Persica”, è risultata attiva prevalentemente nell’imposizione delle estorsioni alle imprese commerciali, nella conduzione - mediante prestanome - di importanti realtà imprenditoriali locali e nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Nell’ambito dell’attività estorsiva - per la quale l’organizzazione criminale si avvaleva anche di un canale informativo “privilegiato” da cui apprendeva ogni nuovo appalto o attività economica di spessore - specifica rilevanza assumono le figure criminali di Cesarano Giovanni detto “Nicola” (classe ‘66) e Falanga Aniello (classe ‘64), che, mediante minacce e violenze, obbligavano decine di imprenditori a versare periodicamente il “pizzo”, oltre che ad imporre il noleggio di “slot machines”, i cui proventi confluivano nella casse del clan per sostenere le famiglie storicamente affiliate, servivano per pagare gli stipendi agli organici e venivano reinvestiti in altre attività illecite. Questi due sodali, per imporre il controllo “paramilitare” sul “territorio di competenza” del clan, si avvalevano di altri subalterni e, più in particolare, di Di Martino Luigi detto “o’ cifrone” (classe ‘61), di Vrriale Carmine detto “o’ lione” (classe ‘70), nonché di Iezz Antonio (classe ‘53) e Pecoraro Claudio (classe ‘73), questi ultimi due anche con il ruolo di “guardaspalle” deputati a salvaguardare l’incolumità del “reggente” del sodalizio camorristico. Altro soggetto dedito alle estorsioni specificatamente nei confronti delle società di noleggio di videogiochi, per conto Di Mrtino Luigi detto “o’ profeta”, veniva individuato in La Mura Luigi detto “Gigino Diabolik” (classe ‘82). Tali affiliati venivano intimiditi ad eseguire senza alcuna esitazione gli ordini impartiti (“….gli dici a nome dei compagni di Ponte Persica..”) e senza alcun potere decisionale in merito (“..se ti dico struppialo, tu vai là e struppialo..”), ricorrendo - laddove necessario - ad esplicite minacce (“…ti siedono sulla sedia a rotelle, tu ne esci con il cucchiaino”). Oltre ad imporre il racket nella sua forma tradizionale con pagamenti a cadenza mensile, le indagini hanno dimostrato come il clan controllava, sfruttando la propria forza di intimidazione, la società “ENGY SERVICE S.R.L.”, un’azienda di intermediazione trasporti, allo scopo precipuo di assumere il monopolio totale delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, con annesso scarico merci da e per il “Mercato dei fiori” di Pompei. Tale società - già emersa in altra indagine sfociata nell’adozione di diverse misure cautelari – risulta gestita dal cognato del “profeta”, Esposito Giovanni (classe ‘66), che risponde di concorso esterno nell’associazione camorristica del “clan Cesarano”. La sicurezza delle conversazioni del gruppo criminale da possibili intercettazioni telefoniche da parte degli organi inquirenti era garantita da un dealer di una compagnia telefonica di Pompei (Vispini Antonio, classe ‘78), il quale riforniva periodicamente il sodalizio di svariate “schede sim” solitamente intestate ad extracomunitari. Parallelamente alle attività estorsive, il gruppo criminale poneva in essere una fervente e remunerativa attività nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, unitamente ad esponenti di un gruppo criminale della provincia salernitana affiliati al clan camorristico “Pecoraro/Renna”, oltre che intessendo contatti con alcuni soggetti appartenenti a clan camorristici della provincia di Napoli, quali i “Mallardo” ed i “Contini”. Attraverso una ricostruzione della filiera di approvvigionamento e distribuzione delle sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), sono stati dettagliatamente delineati i ruoli - non organici al clan - di: - Barra Felice (classe ‘71), quale broker che, su disposizione del “profeta” si occupava dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, sfruttando i suoi contatti con esponenti del “clan Contini” di Napoli; - Amita Vincenzo (classe ‘88) e Norato Filomena (classe ‘85) quali custodi dei luoghi di deposito della droga; - Iodice Cira (classe ‘61), Quaranta Adelchi (classe ‘86) e Della Corte Carlo (classe ‘61) quali corrieri utilizzati per il trasporto dello stupefacente; - Bisogni Sergio (classe ‘68), Mogavero Francesco (classe ‘79) e Langella Giovanni (classe ‘82) quali acquirenti finali che, successivamente, destinavano la droga allo spaccio nelle province di Napoli e Salerno. Sulla base dell’esito dell’attività investigativa - svolta utilizzando indagini tecniche (quali intercettazioni telefoniche e ambientali) nonché con l’utilizzo di gps installati sugli autoveicoli in uso agli indagati ed eseguendo l’esame dei sistemi di videosorveglianza comunali e privati - il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli emetteva un provvedimento cautelare a carico di 20 soggetti (dei quali 15 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), resisi responsabili a vario titolo dei reati di cui agli articoli 416-bis (associazione per delinquere di stampo mafioso), 416-bis 1 (circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose) e 629 (estorsione) del Codice Penale e 73 (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) o 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) del D.P.R. nr. 309/90. Altri nove soggetti, per il momento indagati a piede libero per le medesime fattispecie delittuose, sono stati destinatari di mirati decreti di perquisizione domiciliare. Sono stati tradotti in carcere:
1) BARRA Felice, nato a Napoli il 03.04.1971 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);
2) BISOGNI Sergio, nato a Montecorvino Rovella (SA) il 28.07.1968 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
3) CESARANO Giovanni detto “Nicolino”, nato a Napoli il 26.05.1966 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
4) DI MARTINO Luigi detto “o’ profeta”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.03.1961 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
5) DI MARTINO Luigi, detto “cifrone”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 21.06.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis del Codice Penale);
6) ESPOSITO Giovanni, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 15.08.1966 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale);
7) FALANGA Aniello, nato a Pompei (NA) il 04.06.1964 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
8) IEZZA Antonio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 10.09.1953 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
9) IODICE Cira, nata a Resina (NA) il 14.03.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
10) LANGELLA Giovanni detto “Giannino o’ paglietta”, nato a Boscoreale (NA) il 01.03.1982 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);
11) MOGAVERO Francesco, nato a Battipaglia (SA) il 13.01.1979 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
12) PECORARO Claudio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 30.03.1973 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis del Codice Penale e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
13) QUARANTA Adelchi, nato a Salerno il 28.01.1986 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
14) VARRIALE Carmine, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.08.1970 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 629 del Codice Penale);
15) VISPINI Antonio, nato a Pompei (N) il 28.10.1978 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale).

12 Novembre 2019 12:16 - Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2019 12:16
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