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CULTURA&SPETTACOLO
Napoli: Solenni festività, l’importanza del Corpus Domini ne I cerimoniali della corte di Napoli
16 Giugno 2017 20:31 — A cura di Ilaria Telesca, Storica dell’arte del gruppo di lavoro "Progetto Cerimoniali" (www.progettocerimoniali.org).

Quest’anno a Roma, per la prima volta nella storia, la solenne quanto antica processione del Corpus Domini (o del SS. Sacramento) si svolgerà di domenica anziché, com'era plurisecolare tradizione, il giovedì. Giovedì che nel Vaticano è ancora festivo, com'era nell'orbe cattolico fino a quando, in molte nazioni, fu decretata la soppressione di alcuni giorni festivi dettati dal calendario civile e dalla Chiesa (Epifania - poi recuperata a furor di popolo - San Giuseppe, Ascensione, Trinità, Corpus Domini). Seguendo l'antico santorale, fin dal Medioevo il Corpus Domini - festività istituita da papa Urbano IV nel 1264 in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena ˗ cadeva il giovedì della seconda settimana dopo la Pentecoste ossia dopo la solennità della Santissima Trinità (quest’anno, domenica 11 giugno), rinviando al Giovedì santo, giorno della istituzione del sacramento dell’Eucarestia. La decisione presa da papa Francesco in merito allo spostamento della festa è dettata dalla volontà di seguire, in quanto Vescovo di Roma, il calendario liturgico italiano ˗ che fissa il Corpus Domini alla domenica successiva a quella della Santissima Trinità ˗ e, soprattutto, di agevolare la partecipazione di fedeli, pellegrini e turisti alla solenne processione dell'Eucarestia. Anche a Napoli la solennità del Corpus Domini è sempre stata particolarmente importante e sentita. Nel 1328, terminata la chiesa di Santa Chiara, re Roberto d’Angiò ottenne un breve pontificio che rendeva la chiesa il punto culminante della processione del Santissimo Sacramento (Fig. 1), trasportato dal duomo sotto un pallio (un baldacchino di tessuto prezioso, ornato d’oro e sorretto da un certo numero di aste) dal re e dalle Piazze cittadine (o dal viceré e dai nobili da lui designati). I libri della collana editoriale de I cerimoniali della corte di Napoli (a cura di Attilio Antonelli, ed. arte’m Napoli) riportano con dovizia di particolari le cronache dei festeggiamenti della festa del Corpus Domini dal tempo del cinque-seicentesco viceregno spagnolo, del viceregno austriaco, fino al regno di Carlo di Borbone (1734-1759) e di suo figlio Ferdinando. Coprendo un arco cronologico assai ampio, dal XVII al XIX secolo, è possibile studiare l’evoluzione della liturgia, della partecipazione e dell’importanza conferita dai diversi sovrani. La più antica testimonianza della celebrazione del Corpus Domini durante il viceregno spagnolo di Napoli (secoli XVI-XVIII) ˗ riportata nei volumi del Cerimoniale ˗ è di Miguel Díez de Aux, usciere maggiore e maestro di cerimonie del Palazzo reale di Napoli, in servizio dal 1571 al 1622. Essendo stato Díez, per la natura del suo incarico, il responsabile della puntuale osservazione da parte di tutti i partecipanti del “protocollo cerimoniale” per la buona riuscita dell’evento, la sua descrizione è densa di particolari, perfino corredata da una miniatura dipinta su inserti di pergamena, oggi purtroppo perduta. Il conte di Benavente, Juan Alonso Pimentel de Herrera (Fig. 2), vicerè a Napoli dal 1603 al 1610, desiderò tutti gli anni del suo mandato prendere parte ai festeggiamenti per il Corpus Domini: dopo aver assistito alla messa al duomo, veniva preparato il pallio per proteggere il Santissimo Sacramento e le otto aste erano portate normalmente dal viceré (con il tempo l’asta del viceré venne assegnata ad un titolato nominato ad hoc e la si designava con il nome di “asta del re”); da un titolato come rappresentante del baronaggio; dall’Eletto del Popolo e, le restanti cinque, dai nobili dei Sedili. Si percorreva la città passando per piazza della Sellaria riccamente addobbata dove su un palco attendevano sedute la viceregina con le sue dame. Per avere un’idea dell’antico percorso della processione, si veda Fig. 3. Trattandosi di una cerimonia a cui partecipavano le varie componenti della società partenopea, erano frequenti le questioni in merito al cerimoniale da osservare e il suo svolgimento era spesso il risultato di estenuanti mediazioni considerando che reggere le aste del pallio era un ambito segno distintivo e per questo, a volte, motivo di dispute di precedenza. Per la processione del Corpus Domini del 1728 sorse una disputa tra il reggente del Collaterale, Antonio Filomarino, e il maestro di cerimonie in quanto il Filomarino, incaricato a portare nella funzione l’asta del baronaggio, pretese di riceverla per mano del maestro di cerimonie, che si rifiutò di farlo, dicendo che il suo incarico era solo quello di mostrargliela. Di conseguenza, il Filomarino decise di protestare con il viceré e con il Collaterale per il mancato trattamento preteso, ma la ragione venne data al maestro di cerimonie che aveva basato la sua decisione sulle prescrizioni del maestro di cerimonie Jusepe Renao, dettate un secolo prima. Avere oggi a disposizione degli studiosi tutti i volumi del cerimoniale trascritti e tradotti, significa anche confrontare la storia e far pendere proprio l’asticella della ragione verso Filomarino, considerando che le prescrizioni di Renao non riportano pedissequamente le indicazioni del suo predecessore Díez de Aux, che considerava compito del maestro di cerimonie porgere l’asta al rappresentante del baronaggio dopo averla baciata. Con l’arrivo a Napoli di Carlo di Borbone, le occasioni festive restarono inizialmente le stesse, ma questa volta erano allestite per il godimento di un re presente e visibile e la celebrazione del Corpus Domini fu la prima cerimonia a essere modificata dal maggiordomo maggiore Santiesteban per conferire una posizione di preminenza al nuovo re di Napoli. Essendo una celebrazione che esalta la Forma Sacra e cioè il simbolo materiale scelto da Gesù Cristo per presentarsi ai suoi fedeli, offriva molteplici opportunità metaforiche estremamente proficue ed utili per legittimarne simbolicamente l’autorità e il potere politico. Fig. 1, Altare fatto a Santa Chiara nel anno 1708, dal volume manoscritto di Carlo Antonio Sammarco, Giornale e Sommario …, disegno, 1707, Napoli, Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”. Fig. 2, D. Ivan Alphonso Pimentel conde de Benavente su verdadero retrato en el año 1608, in Cerimoniale Díez de Aux, miniatura su pergamena, Siviglia, Institución Colombina, Cabildo Catedral de Sevilla, Biblioteca Capitular. Fig. 3, Processione del Corpus Domini, percorso indicato su pianta topografica di Antonio Lafréry, Pianta di Napoli, incisione, 1566, Napoli, Certosa e Museo di San Martino. La processione passava per:1. Arcivescovato (duomo) / 2. Seggio Capuano / 3-4.Piazza del Popolo e piazza della Sellaria / 5.Seggio di Portanova / 6. Seggio di Nido / 7.Chiesa di Santa Chiara. Gli altri luoghi cerchiati sono:43. Seggio di Montagna / 31. Chiesa dei SS.Severino e Sossio / 45. Seggio di Porto.

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