19 Agosto 2019 - Aggiornato alle 09:36
CRONACA
Napoli: Torre del Greco, camorra negli appalti pubblici. Sette arresti
04 Giugno 2019 10:36 —

In data odierna, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di Vaccaro Ciro (classe 65), Garofalo Maurizio (classe 72), Papale Luigi (classe 62), Oriunto Andrea (classe 86), Magliulo Franca (classe 69), Sorrentino Raimonda (classe 66), Gaudino Domenico (classe 79)  ritenuti responsabili a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa e concorso in estorsione con l’aggravante di aver commesso il fatto per finalità mafiose avvalendosi della forza d’intimidazione che promana dal sodalizio camorristico dei clan Di Gioia-PapaIe e Falanga operanti in Torre del Greco. L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sorta nell’anno 2012 al termine dei lavori svolti dalla Commissione d’accesso al Comune di Torre del Greco che aveva passato al setaccio tutti gli atti amministrativi dell’epoca e le gare espletate. Le indagini immediatamente avviate dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Torre Annunziata hanno evidenziato una pluralità di condotte estorsive in danno di imprese edili impegnate in lavori pubblici, servizi e forniture pubbliche nel Comune di Torre del Greco, in particolare la raccolta dei rifiuti solidi urbani ed i lavori di recupero dell’edificio comunale, ex pescheria borbonica, sito in Largo Costantinopoli, da adibire a Comando di Polizia Municipale. Le attività permettevano, altresì, di disvelare come la criminalità organizzata torrese (Clan “Di Gioia-PapaIe e Falanga”) si attivava per conoscere gli appalti deliberati per sottoporre ad estorsione le ditte aggiudicatrici. Le fonti di prova raccolte hanno permesso, inoltre, di contestare il concorso esterno in associazione mafiosa a Vaccaro Ciro ritenuto il collante tra le ditte aggiudicatrici e la criminalità organizzata locale. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia corroborate dalle attività tecniche hanno permesso di accertare che tra le ditte vessate dai clan Falanga e Papale vi era la società EGO. ECO. Srl di Cassino, vincitrice della gara d’appalto sull’igiene urbana indetta nel comune di Torre del Greco nel marzo dell’anno 2012. La predetta ditta, già oggetto di altre indagini, è risultata essere contigua a Vaccaro Ciro, ed era proprio grazie all’intermediazione di quest’ultimo che era stato assunto un militante del clan Falanga. Uno dei dominus di tale attività estorsiva è risultato essere Garofalo Maurizio, esponente di rilievo del clan Papale. Pienamente coinvolte nelle vicende estorsive erano anche le donne, Magliulo Franca (moglie del capo clan Garofalo Maurizio) e Sorrentino Raimonda, amante di Garofalo Maurizio, dalla cui relazione era nato un figlio che dunque la legittimava ad avanzare la richiesta dei proventi estorsivi. Le attività d’indagine hanno consentito di delineare un vero e proprio “Sistema Vaccaro” attuativo di una gestione ad personam delle gare pubbliche: VaccaroCiro, con il placet della malavita locale, si era accreditato con arguzia e scaltrezza, quale interfaccia qualificata a concludere delicati accordi con taluni imprenditori, disposti ad accollarsi una quota estorsiva pur di aggiudicarsi una gara d’appalto bandita dal Comune o per evitare di ricevere danni al cantiere. “Un pensiero per tutti quanti”, cosi testualmente riferisce nel corso di una intercettazione ambientale: la frase è alquanto significativa e racchiude in poche semplici parole il cuore del “Sistema Vaccaro”. Contestualmente alle odierne ordinanze di custodia cautelare in carcere, è stato inoltre eseguito, nei confronti di Vaccaro Ciro, un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia - relativamente a beni mobili, immobili e quote di società per un valore complessivo di tre milioni di euro.

04 Giugno 2019 10:36 - Ultimo aggiornamento: 04 Giugno 2019 10:36
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