26 Maggio 2022 - Aggiornato alle 01:13
CRONACA
Napoli: "Uniti nel dono per il bene di tutti", offerte deducibili un impegno da rinnovare
31 Marzo 2022 15:12 — Tra i 33mila preti diocesani segnaliamo in Campania Don Gennaro Pagano, cappellano del carcere minorile di Nisida e direttore del Centro Regina Pacis a Quarto.

Un grazie per il dono dei sacerdoti in mezzo a noi, questo il significato profondo delle offerte deducibili. I nostri preti infatti sono ogni giorno al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza.

“Il sacerdote per svolgere il proprio compito ha bisogno di sostegno e supporto per vivere una vita decorosa - sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo lungo periodo segnato dal Covid in cui da ormai due anni i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità provate dalla pandemia, promuovono progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, incoraggiano i più soli e non smettono di servire il numero crescente di nuovi poveri”.

Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese ed utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani e che rappresenta un segno di appartenenza e comunione.

 “I nostri sacerdoti hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto delle comunità - aggiunge Monzio Compagnoni - Oggi più che mai ci spingono a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”.

Come don Gennaro Pagano, cappellano del Carcere minorile di Nisida e direttore del centro educativo “Regina Pacis” a Quarto, inaugurato nel 2020 dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Opera istituita e sostenuta dalla diocesi di Pozzuoli, ospita tre comunità residenziali: una penale per adolescenti (con il 30 per cento di ospiti stranieri), una penale per ragazze e donne provenienti dal carcere di Pozzuoli e una per disabili.

Scuola e corsi di formazione professionale, soprattutto nell’ambito della ristorazione, sono i percorsi offerti ai giovani, a cui si aggiungono attività sportive e ricreative, vacanze comunitarie estive e invernali. Le comunità sono gratuite, non godono di contributi statali e sono sostenute economicamente dalla diocesi di Pozzuoli nel cui territorio si trova il carcere napoletano di Nisida.

Classe 1980, Don Gennaro, nasce a Napoli nell’anno del terremoto. Spirito irrequieto e curioso, amante dell’arte, frequenta il liceo artistico e si divide tra scuola e parrocchia.

“Nell’adolescenza non mi è mancato nulla, - racconta a Gianni Vukaj, regista di Eccomi la docuserie dedicata alla vocazione al sacerdozio in onda su Tv 2000 (guarda l’intervista integrale https://www.unitineldono.it/le-storie/figlio-del-terremoto-padre-per-tanti-disperati-il-sussulto-di-gioia-di-don-gennaro/ ) - l’ambiente in cui vivevo a scuola era molto libero, in parrocchia invece vivevo tutto il contrario.  Dopo il liceo artistico mi iscrissi alla facoltà di lettere e filosofia con indirizzo storico artistico, ma, a pochi esami dalla fine, ricomparve in me il desiderio messo da parte di diventare prete. Il mio eccomi, infatti, nasce nella mia giovinezza, prende piede nell’adolescenza e ricompare negli anni dell’università. Il giorno dell’ordinazione per me è stato emozionante, un momento magico.”

Oggi Don Gennaro è una persona realizzata, un sacerdote al servizio di tutti coloro che vivono ai margini della società.

“La realtà di Nisida l’ho incontrata nel 2010, dapprima per motivi di studio e poi per volontariato, e da tre anni sono il cappellano del carcere minorile. Oggi questo è il mio primo servizio. – aggiunge Don Gennaro - Sono ragazzi che hanno molte ferite familiari, personali, di abbandono, di esposizione alla violenza fin dalla tenera età, ed hanno bisogno di una nuova occasione nella vita. Sono ragazzi difficili, che hanno vissuto in strada e sono in grado di inquadrare subito le persone. Non ti rispettano per il ruolo che hai ma per la persona che sei. Io mi pongo come un fratello maggiore e li seguo quotidianamente. Nella vita mai avrei pensato di occuparmi di un adolescente proprio come fa un genitore, accompagnando un ragazzo a scuola o parlando con gli insegnanti”.

Molte le storie positive di giovani che hanno portato a termine un percorso di recupero grazie all’accompagnamento e al sostegno ricevuto in comunità.

“Il Vangelo è proprio questo: uscire da se stessi – aggiunge Don Gennaro - e mettere in circolo quello che siamo e abbiamo, un donarsi reciprocamente”.

Ai ragazzi di Nisida e alle ragazze dell’istituto femminile di Pozzuoli è dedicato un nuovo progetto, una startup promossa quest’anno dalla diocesi, che intende creare, al rione Terra, il più grande sito turistico d'Europa interamente gestito da giovani provenienti da istituti penali.

" Dopo anni di abbandono questo rione -  spiega don Gennaro – sta rinascendo ed è lo scenario ideale per un progetto di inserimento per i giovani usciti dal carcere che qui potranno dare il via ad una nuova vita. Dopo un periodo di formazione e un successivo tirocinio, 24 ragazzi e ragazze saranno scelti per essere assunti come guide turistiche con regolare contratto di lavoro nel sito turistico di Puteoli Sacra.”

I ragazzi accompagneranno i visitatori in un percorso che si snoda tra archeologia e arte sacra, tra l’antica Puteoli, la città Romana con ancora visibili le vecchie strade, i forni con le macine quasi intatte, le botteghe e i criptoportici e il Museo Diocesano, che ospita alcuni tra i reperti cristiani più importanti del sud Italia.

“Con questo progetto, sostenuto anche da importanti Fondazioni, vogliamo metterci alle spalle la crisi -  conclude il sacerdote -  scatenata dalla pandemia e intendiamo dare un segnale concreto di ripartenza mettendo al centro i giovani e offrendo loro un’opportunità lavorativa”.

Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità. I sacerdoti sono sostenuti in queste opere dalle offerte liberali dedicate al loro sostentamento.

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31 Marzo 2022 15:12 - Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2022 15:12
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