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SALUTE
Post-covid e malattie cardiovascolari: I nuovi cardiopatici
14 Aprile 2022 16:24 —

La relazione tra infezione da SARS-CoV 2 e malattie cardiovascolari è estremamente complessa e oggetto di studio e analisi per l’intera comunità scientifica.

Fin dall’inizio della pandemia, i dati emersi da studi cinesi su pazienti covid-19 evidenziavano tra le principali comorbidità dell’infezione, l’ipertensione, il diabete e altre malattie cardiovascolari, quali infarto ed ictus. L’elevata prevalenza di tali comorbidità è stata poi confermata dai numerosi studi eseguiti su scala mondiale. Tra questi, uno studio newyorkese ha sottolineato come l’obesità, riconosciuto fattore di rischio cardiovascolare, rientrasse anch’essa tra le principali comorbidità dell’infezione.

Le patologie cardiovascolari influiscono sul decorso dell’infezione, in termini di gravità di sintomi e manifestazioni, necessità di ospedalizzazione e soprattutto sull’aumento della mortalità.

Infatti, tra i pazienti affetti da covid-19 sono ricorrenti malattie cardiache quali miocarditi, aritmie, sindrome coronariche acute ed episodi tromboembolici occorsi durante la fase acuta dell’infezione, a prescindere dal livello di gravità della stessa. In molti casi i sintomi di affezioni cardiache, come dolore toracico, palpitazioni, astenia, affanno, rappresentano la prima manifestazione dell’infezione da SARS CoV 2, anche in assenza dei tipici sintomi respiratori.

Pertanto, l’interazione tra covid-19 e sistema cardiovascolare risulta essere reciproca, i cui meccanismi risultano tutt’oggi ancora misconosciuti.

Tra le ipotesi ci sarebbero l’attacco diretto del virus sul tessuto cardiaco e sulle cellule endoteliali, la risposta infiammatoria sistemica e l’effetto protrombotico.

La complessa interazione non si esaurisce al termine dell’infezione stessa, ma continuerebbe anche nella fase post-acuta. Robuste evidenze scientifiche basate su studi americani su più di 150 mila individui, hanno altresì dimostrato che i pazienti covid-19 hanno un rischio più alto di essere affetti da una vasta gamma di accidenti cardio-cerebrovascolari, aritmie, pericarditi, miocarditi, insufficienza cardiaca, malattie tromboemboliche anche a distanza di mesi dalla fase attiva.

In particolare, a rischio più elevato di tali complicanze, sarebbero quei pazienti che avevano già una pregressa storia di malattia cardiovascolare o il cui decorso dell’infezione da coronavirus è stato più grave.

In questo quadro il vaccino risulterebbe essere una potente arma di prevenzione cardiovascolare, mediante la riduzione dei casi di covid-19 con decorsi gravi e complicati, suscettibili di ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva.

Ad oggi le conoscenze scientifiche sugli effetti del virus a livello cardiaco sono in approfondimento.

Purtroppo, ciò che è ormai tangibile è un peggioramento delle malattie cardiovascolari a seguito dell’infezione da SARS-CoV 2 e la previsione di un’ondata di nuovi cardiopatici, ennesimo caro prezzo di questa pandemia.

Antonio Cittadini Prof. Ordinario di Medicina Interna Università Federico II

 

14 Aprile 2022 16:24 - Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2022 16:24
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