30 Novembre 2020 - Aggiornato alle 17:55
CRONACA
Sindacato Polizia Penitenziaria: "Nelle carceri italiane oltre 2.000 contagiati dal Covid-19"
20 Novembre 2020 12:39 —

I dati forniti dall’Amministrazione Penitenziaria di oggi sui detenuti ed il personale penitenziario contagiati dal virus ci dicono che le persone infette sono oramai duemila. I dati forniti sembrano essere sottostimati o non aggiornati, infatti, i dati in nostro possesso ci parlano di almeno 200 unità in più. A riferirlo è il segretario generale del sindacato polizia penitenziaria S.PP.: “i detenuti infetti dal COVID-19 secondo i dati forniti dall’amministrazione penitenziaria sono 827, mentre quelli del personale penitenziario 1020, con una percentuale di infetti del 2,17% mentre quella nazionale è del 1,27%. Le situazioni più preoccupanti sono quelle: della Campania con 186 detenuti infetti e 195 poliziotti (particolare preoccupazione Napoli Poggioreale con 102 detenuti infetti e 46 poliziotti; Secondigliano 72 detenuti e 75 agenti); della Lombardia con 195 detenuti contagiati e 128 agenti (Bollate con 83 detenuti e 13 agenti; San Vittore 50 detenuti e 16 agenti) e del Triveneto 124 detenuti e 44 agenti quasi tutti concentrati nel carcere di Tolmezzo con 115 detenuti e 16 agenti. L’incapacità di arrestare la crescita del virus tra i detenuti ed i poliziotti rende necessario strategie straordinarie per evitare l’imminente collasso del sistema, infatti i casi sono quadruplicati in meno di un mese. La mancanza di misure di prevenzione che si sarebbero dovute attivare da parecchi mesi per evitare il dilagare del virus, ora rendono di fatto necessario misure deflattive che prevedano l’uscita di almeno ventimila detenuti. L’incapacità evidente di gestire l’emergenza carceraria punisce due volte le vittime dei reati ed i loro familiari, i quali sono costretti a vedere uscire i loro aguzzini. È sconcertante, in questo momento, sentire parlare la politica, i tecnici e da parte del mondo della cultura di “celle dell’amore” dimostrando una evidente incapacità di capire i problemi reali e le priorità del mondo carcerario”. Continua Di Giacomo: “la pandemia poteva essere un momento straordinario di ripartenza per l’edilizia penitenziaria. Costruire nuove carceri con l’emergenza coronavirus poteva essere uno slancio alla realizzazione al di fuori delle lungaggini delle gare di appalto e successivi ricorsi in modo da garantire il giusto equilibrio tra scontare la pena degnamente e la certezza della pena, evitando di umiliare due volte le vittime ed i familiari; invece, oltre ad una chiara incapacità di questo governo come degli altri, si dimostra una evidente volontà di continuare a premiare chi delinque con provvedimenti di urgenza ma assolutamente prevedibili considerato gli innumerevoli provvedimenti di clemenza posti in essere nell’ultimo ventennio. Appare evidente che allo stato attuale l’unico provvedimento risolutore è quello di fare uscire almeno ventimila detenuti, ma la preoccupazione è che pur di fronte ad una chiara volontà di mettere in atto detti provvedimenti l’incapacità dimostrata finora dal Ministro non possa produrre gli effetti desiderati. Come dimostrato dall’ultimo tentativo di qualche settimana fa del Ministro Bonafede di fare uscire quattro mila detenuti con il braccialetto elettronico dimenticandosi della mancanza degli stessi e di fatto facendo uscire, ad oggi, poco meno di duecento detenuti. Serve immediatamente un provvedimento che consenta a ventimila detenuti di poter trascorrere agli arresti domiciliari tutto il periodo di emergenza COVID sperando che questo ennesimo disastro sia utile per riportare al centro la certezza della pena ed il rispetto delle vittime e dei familiari continuamente calpestati”.

20 Novembre 2020 12:39 - Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2020 12:39
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