01 Marzo 2021 - Aggiornato alle 10:56
POLITICA
Sostenibilità: Politica e gestione del verde pubblico
06 Febbraio 2021 11:24 —

Da cinquant’anni si parla dei cambiamenti climatici e delle relative cause, ma le soluzioni stentano ad arrivare perché in alcuni ambiti si è ancora troppo refrattari, non consapevoli e incapaci di comprendere la realtà del benessere, disabituati a vivere rispettando gli equilibri naturali, capaci di dare benefici fisiologici, estetici e di bellezza sia al paesaggio inteso come persona e sia al paesaggio come ecosistema territorio. Eppure gli effetti sono ormai evidenti: la maggiore concentrazione di CO2 e metano ha causato un aumento dell’effetto serra con conseguente riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani, diminuzione di masse nevose e ghiacciai, aumento del livello del mare e progressiva acidificazione. Il risultato sono eventi climatici estremi sempre più frequenti, con uragani e forti grandinate alternati a momenti di siccità. La desertificazione avanza in molte aree e la diminuzione delle riserve d’acqua potabile e per l’irrigazione è sempre più allarmante. La politica appare ancora troppo impreparata ad affrontare l’emergenza e a gestire questo fenomeno complesso ed articolato, soprattutto in termini di soluzioni concrete a tutela del sottosuolo e della risorsa idrica per meglio gestirla nei periodi di abbondanza o di mancanza; mancano i progetti per il dissesto idrogeologico, la creazioni di bacini, sistemi fognari funzionanti, depuratori a norma e così via; aspetti trasversali che influenzano positivamente o negativamente l’economia e la società. Questo tipo di riforme strutturali contribuiscono ad adeguare il presente storico a stili di vita più responsabili, sani e salubri, vanno contestualizzati nei piani di crescita, di tutela, di gestione e di controllo più ampiamente strutturati e dai costi sostenibili; ciò sarà in grado di generare una più che necessaria inversione di tendenza, con un metodo di sviluppo atto a far diminuire gli sprechi, riequilibrando pian piano gli squilibri generati da un modello che non ha tenuto sufficientemente conto del rischio ambientale e le disarmonie. Il modo con cui sono condotte molte attività umane basate sullo sfruttamento delle risorse naturali, alcune su tutte: la deforestazione finalizzata a far spazio al settore agroalimentare oppure la sottrazione delle terre da parte della speculazione edilizia, rappresenta sicuramente un gravissimo fattore di rischio per l’umanità. Per garantire maggiore benessere e qualità della vita a un numero ristretto di individui l’uomo sta destabilizzando gli equilibri necessari alla sua stessa esistenza. Uno dei problemi più pressanti, sopra accennato, è il CO2 in eccesso che il pianeta non riesce più a smaltire correttamente. Per risolvere questo ed altri aspetti dell’emergenza climatica è imperativo non solo organizzare manifestazioni che inducano a sensibilizzare e a riflettere sulla gravità del problema ma anche esigere il potenziamento delle attività relative all’applicazione della UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), adottata già nel 1992 a Rio, ed è auspicabile l’istituzione di un tavolo permanente di trattative che vagli ogni strada possibile a disposizione: programmi di riforestazione, incremento dei fondi per la cura del verde urbano e da destinare alla ricerca volta alla produzione ad impatto ed emissioni zero e alla sostenibilità di questo processo riconversione, progressivo abbandono/conversione delle centrali a combustibile fossile a favore di fonti rinnovabili, programmi di educazione alimentare basati sui principi di diete alimentari sostenibili come ad esempio la dieta mediterranea. Sono solo alcuni dei provvedimenti adottabili per i quali l’Ideologia de Qualità Della Vita è pronta a mettersi in prima linea affinché vengano finalmente applicati. Anche la non curanza del verde pubblico crea non pochi disagi. In tutto questo la politica italiana come appare? Il centrodestra dà l’impressione di essere quasi assente in materia di sostenibilità, difficilmente sento e vedo da parte di questo schieramento sensibilità spiccate per affrontare il rischio ambientale, mentre il centrosinistra sicuramente più sensibile, però spesso sfocia in superficiali passerelle inconcludenti, con spreco di risorse pubbliche, come per esempio nella produzione di progetti con studi di fattibilità che rimangono belli solo sulla carta e agli occhi degli spettatori, oppure la classica foto di rito nella piantumazione di alberelli, che finiscono poi per essere abbandonati a se stessi, sottovalutando che la pianta affinché diventi forte e indipendente, va curata nella fase iniziale e monitorata. Gli alberi, singolarmente e collettivamente, sono ecosistemi necessari alla vita dell'uomo ed a quella di ogni altro essere vivente con cui condividiamo il nostro pianeta. Anche il verde pubblico presente nei centri abitati va attentamente curato e manutenuto per garantire il benessere di chi li abita, e per ridurre i rischi degli incidenti da caduta per eventi metereologici, per lo stato di salute della pianta, nonché per la struttura dell’albero. Evidentemente bisogna utilizzare le risorse disponibili umane e monetarie in modo più efficiente, considerando le molteplici variabili necessarie alla sicurezza. A tal fine la manutenzione è importante e deve essere costante, va seguita nel tempo da una task force di esperti che deve produrre relazioni sullo stato dei luoghi consultabile, informazioni che non devono perdersi da un’amministrazione all’altra, di modo che si possano vagliare i cambiamenti e le trasformazioni delle variabili in gioco, monitorando lo stato dei luoghi. Il verde pubblico è una risorsa troppo spesso trascurata; l’amministratore del verde pubblico e il cittadino deve prendere piena consapevolezza che gli alberi e i prati ben manutenuti sono in grado di fare la differenza rispetto al benessere personale e paesaggistico, poiché abbelliscono, rinfrescano, ci danno ossigeno e catturano l’anidrite carbonica dannosa per l’effetto serra, nonché cancerogena. Non bisogna mai smettere di analizzare attentamente le dinamiche e gli effetti degli squilibri che determinano conseguenze negative per il benessere di ognuno. L’emergenza climatica non può sottrarsi ad una profonda riflessione sui fondamenti del benessere, e quindi diventa importante la proposta dell’ideologia della qualità della vita in ambito, agricolo, edilizio, turistico e per i settori produttivi in generale, per garantire la tutela degli equilibri naturali, economici e sociali, ed assicurare pace e prosperità alle future generazioni, riteniamo dunque doveroso mostrare tutto il nostro supporto a questo modello di riferimento indispensabile che abbraccia la sostenibilità a 360 gradi, l’economia circolare, la sostenibilità energetica e tutta una serie di aspetti, politici, economici e sociali, tra cui l’informazione, anche di piazza se necessaria, quali a raduni, sit-in, scioperi, non solo convegni, dibattiti, tavole rotonde e così via.

Domenico Esposito

06 Febbraio 2021 11:24 - Ultimo aggiornamento: 06 Febbraio 2021 11:24
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