22 Agosto 2017 - Aggiornato alle 07:32
CRONACA
Frosinone: Operazione "Fireworks". 350 tra poliziotti e carabinieri con le unità cinofile antidroga ed elicotteri smantellano associazione dedita al traffico e spaccio di droga. 52 arresti
07 Dicembre 2016 14:21 —

Nel corso della notte 350 tra poliziotti e carabinieri della provincia di Frosinone, con l’ausilio di unità cinofile antidroga ed elicotteri delle due Forze di Polizia, hanno dato esecuzione a 52 misure cautelari, di cui 43 provvedimenti di custodia cautelare (16 in carcere e 27 agli arresti domiciliari), 3 obblighi di presentazione alla p.g., 4 obblighi di dimora con divieto di espatrio e 2 divieti di dimora, emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Frosinone, dr. Pierandrea Valchera, su richiesta del Sostituto Procuratore dr Adolfo Coletta, della Procura della Repubblica di Frosinone. Il G.I.P., nell’adottare il provvedimento restrittivo, ha accolto in toto la tesi investigativa, ravvisando l’esistenza di una  associazione per delinquere, finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravata perché costituita da più di 10 componenti, composta da persone dedite all’uso di sostanze stupefacenti, in possesso di armi.  L'indagine, delegata alla Squadra Mobile della Questura di Frosinone e al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Frosinone, è iniziata nel dicembre del 2014 ed è la prosecuzione dell’attività investigativa culminata con l’operazione “intoccabili”. Le due organizzazioni, infatti, operavano secondo un accordo di mutuo soccorso, tanto che il capo degli “intoccabili” è risultato essere uno dei principali fornitori di cocaina dell’associazione del “casermone”, ed oggi è stato colpito da un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere, che si aggiunge al precedente, che sta ancora scontando nel carcere di Benevento. L’organizzazione oggi smantellata aveva costituito la sua base logistica ed operativa all’interno del noto complesso di edilizia residenziale pubblica di viale Spagna, comunemente noto proprio con il nome di “casermone”, e la maggior parte dei sodali sono occupanti, anche abusivi, degli alloggi popolari lì realizzati. Sfruttando anche questo elemento, gli associati avevano di fatto assunto il controllo totale dell’intero caseggiato popolare, abitato da più di 150 nuclei familiari, costretti a subire le “esigenze” dell’illecito traffico; difatti, gli odierni arrestati avevano realizzato un vero e proprio punto vendita all’interno di una delle scale di salita ai piani alti, blindandone il portone d’ingresso e vietando l’accesso ai “non addetti” alle cessioni della droga. Nei punti di ingresso al caseggiato e sui piani alti erano posizionate le vedette, pronte a dare l’allarme in caso di arrivo delle forze dell’ordine, gridando frasi convenzionali: “carmela” (per indicare l’arrivo della Polizia) e “nerone” (per indicare l’arrivo dei Carabinieri). Altri appartenenti all’organizzazione avevano il compito di “accogliere” gli acquirenti, per indirizzarli verso il punto vendita, conosciuto da tutti come “finestrella”; questo perché lo scambio droga/soldi avveniva attraverso una fessura, realizzata nel vetro blindato di una piccola finestra, situata al pian terreno della tromba delle scale, monopolizzata dal gruppo criminale. A completare la perfetta piramide organizzativa, vi erano dei veri e propri “capi turno” addetti a sovrintendere alla piazza di spaccio nonché altri associati incaricati di custodire lo stupefacente e preparare le dosi per la vendita. L’illecito traffico così realizzato aveva una portata impressionante, garantendo ai complici guadagni che arrivavano anche a cifre dell’ordine di 40 mila al giorno. Infatti, il supermarket della droga era aperto 24 ore al giorno, ogni giorno della settimana. Per garantire questa “continuità”, la giornata “lavorativa” veniva suddivisa in tre quadranti orari, con turni che andavano dalle ore 6.00 alle 14.00, dalle 14.00 alle 22.00, per finire con il turno di notte, dalle 22.00 alle 6.00. Nulla di questa “perfetta” organizzazione criminale veniva lasciato al caso, perché i capi del gruppo provvedevano anche a stilare delle vere e proprie programmazioni settimanali dei turni di servizio, indicando con sigle alfanumeriche (note solo agli appartenenti) il ruolo ed i compiti specifici da assolvere; al fianco di ogni sigla alfanumerica veniva scritto il nome in codice dell’associato, incaricato di svolgere lo specifico compito. Durante le varie perquisizioni sono stati sequestrati diversi “fogli di servizio”, riportanti la programmazione dei turni settimanali, le sigle indicanti i ruoli e compiti ed i nomi dei complici incaricati di svolgere le mansioni programmate. Il ruolo operativo più delicato era riservato a chi si posizionava dietro il portone blindato, come addetto alle compravendite. Costui, infatti, custodiva la “cassa” giornaliera, consistente in un borsello con all’interno le dosi di cocaina, hashish e marijuana pronte per lo spaccio, i soldi frutto delle cessioni e la contabilità delle vendite. A completare la “disciplina” dell’organizzazione vi erano delle vere e proprie consegne scritte, a cui gli addetti ai ruoli operativi dovevano attenersi. I capi erano inflessibili, perché la violazione di tali regole comportava sanzioni disciplinari, che andavano dalle semplici multe, con decurtazione dello “stipendio”, alla sospensione temporanea dal “servizio”, fino alla sanzione più grave consistente nell’espulsione dalla compagine criminale, con conseguente perdita dei lauti guadagni. Gli associati così erano “obbligati”, durante il turno, a non distrarsi, a non fare uso di stupefacenti, a restare in piedi per mantenere alta la vigilanza, a tenere chiuso il portone blindato del punto vendita, la cui chiusura era rafforzata da un paletto in ferro, rimuovibile solo dall’addetto posizionato all’interno. Il foglio contenente le consegne scritte è stato rinvenuto nel corso di una delle tante operazioni della polizia giudiziaria. Di contro, per i sodali operativi, erano previsti dei veri e propri premi di produzione, che si aggiungevano allo stipendio fisso, quantificati in 100 euro per ogni addetto, qualora nel turno fossero stati totalizzati guadagni che superavano i 10 mila euro. Le conversazioni ambientali, oltre alla irrogazione delle sanzioni, hanno evidenziato che tali premi, nel gergo dell’associazione chiamati “botte”, venivano maturati più volte al giorno e vi era una vera e propria disputa interna, per accaparrarsi i turni festivi e pre-festivi, in quanto erano giornate in cui si raggiungevano guadagni che sfioravano i 50 mila euro. Durante i blitz delle forze dell’ordine, infatti, sono stati sequestrati fogli della contabilità riportanti questi impressionanti saldi giornalieri, nonché gli incassi maturati nelle ore precedenti. Come detto, l’intero complesso di edilizia residenziale pubblica era “piegato” alle necessità degli accoliti del gruppo criminale che, oltre a blindare la scala adibita a “negozio” della droga, avevano realizzato vere e proprie barriere, formate da lance acuminate di ferro, sistemate in punti strategici per impedire che le forze di polizia potessero piombare all’interno del punto vendita, sfruttando i corridoi ed i balconi del caseggiato. In pratica l’organizzazione aveva costituito un fortino a protezione della “finestrella” dove avvenivano le cessioni. Per garantirsi una sorta di tolleranza da parte degli onesti cittadini che abitano nel “casermone”, gli associati provvedevano a piccole “spese sociali” tipo un supplemento di illuminazione delle parti comuni, salvo poi distruggere questi stessi lampioni, quando avevano il sospetto che le perquisizioni ed i sequestri operati dagli investigatori fossero il frutto di “spiate” degli altri inquilini della struttura. La caparbietà del gruppo criminale era tale che, nonostante i ripetuti blitz della polizia giudiziaria, nel corso dei quali venivano abbattute e rimosse tutte le protezioni del punto vendita con l’ausilio dei Vigili del Fuoco, puntualmente ricostituivano le blindature per poter ricominciare la vendite in tutta sicurezza. Nel corso delle indagini sono state sequestrate alcune delle armi (pistole, carabine e munizioni di vario tipo) di cui disponeva il gruppo criminale, trovate sepolte nel giardino dell’abitazione di uno degli appartenenti all’organizzazione. Sono stati inoltre eseguiti più di 300 sequestri amministrativi, di altrettante dosi di sostanza stupefacente, ceduta agli assuntori. La piazza di spaccio del casermone serviva in media oltre 500 consumatori al giorno, provenienti anche da fuori Provincia. I prezzi praticati erano “concorrenziali”, perché 0,20 grammi di cocaina venivano venduti a 20 euro, mentre una dose di hashish o marijuana (1 grammo) costava 10 euro. Per “reclamizzare” la vendita, i sodali erano soliti accendere dei fuochi pirotecnici, visibili a distanza, per segnalare la disponibilità di droga. Da qui il nome dell’odierna operazione di polizia. L’associazione del casermone, oltre che rifornirsi dal capo degli “intoccabili”, si serviva di un canale gestito da albanesi ed un altro di matrice sudamericana; anche i responsabili dell’approvvigionamento di droga sono stati oggi colpiti dalla misura cautelare.

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