23 Ottobre 2019 - Aggiornato alle 09:30
SPORT
LIVERPOOL-NAPOLI: Niente ciliegina sulla torta ma solo digestivo ed amaro in quantità industriale
11 Dicembre 2018 23:59 —

Una vittoria, tre pareggi ed una sconfitta, nove punti in classifica, sette gol segnati e cinque incassati. Questo lo score del Napoli nel girone, nel gruppo C, quello della morte con PSG, Liverpool e Stella Rossa. Gli azzurri chiudono la Champions League così, scivolando dal primo al terzo posto nel giro di 90 minuti e subendo un’altra clamorosa eliminazione, la seconda della sua storia per una classifica avulsa che sta iniziando a diventare davvero l’incubo degli azzurri. Proprio come accadde con Benitez – fuori dopo 12 punti nel girone – anche stavolta la “colpa” è di un gol incassato di troppo. La mente vola all’1-3 segnato dalla Stella Rossa due settimane fa oppure all’incredibile gol di Angel Di Maria a Parigi che regalò il 2-2 ai francesi in pieno recupero. La fortuna proprio non abita a Napoli, la Dea bendata ha nuovamente voltato le spalle ai partenopei e siamo di nuovo a raccontare quel che poteva essere e non è stato. Nel più classico degli sliding doors, Arek Milik, l’uomo della provvidenza a Bergamo, ha avuto nuovamente sul piede un pallone pesantissimo, stavolta addirittura più importante, quello della qualificazione. Il polacco ha controllato e calciato in porta, ma la sfera è sbattuta su Alisson, ancora una volta fenomenale contro il Napoli. Lì, in pieno recupero, si sono spente tutte le speranze di un popolo intero, non solo dei tremila giunti a Liverpool e mai domi nell’incoraggiare la squadra. A Liverpool si è materializzata la sconfitta di misura e con l’unico risultato che non andava bene al Napoli. Niente ciliegina sulla torta, quindi, ma anzi digestivo ed amaro in quantità industriale per provare a buttar giù questo ennesimo smacco, sicuramente immeritato per la Champions League disputata dagli azzurri. Gli uomini di Ancelotti, però non hanno disputato certo una gara indimenticabile; non era il solito Napoli ad Anfield, mancato negli uomini chiave, a partire dai due attaccanti, i piccoletti Insigne e Mertens, avulsi dal gioco e mai capaci veramente di pungere la rocciosa difesa inglese. Male anche Hamsik in mediana, così come Callejon che ha pure avuto sui piedi la clamorosa palla della qualificazione, sparata in tribuna senza un perché, mentre Mario Rui pure ha qualche responsabilità, inoffensivo in attacco quanto distratto in difesa. Non è piaciuto il Napoli, non apparso organizzato come al solito ma a volte troppo lezioso con il pallone tra i piedi; la voglia di finire in porta con il pallone, modello Barcellona di Guardiola, spesso prende il sopravvento in alcuni interpreti del gioco azzurro proprio nei momenti meno opportuni, quando si dovrebbe agire di sciabola e non di fioretto. Le conclusioni dalla distanza non guasterebbero di certo – vedi Ounas contro il Frosinone – così come maggior coraggio quando si affrontano squadre di livello. Gli azzurri devono crescere in mentalità e la partita di Anfield ha registrato un passo indietro, nonostante – è bene ricordarlo – si stia parlando della formazione vice campione d’Europa in carica rinforzata con acquisti del valore di 160 milioni di euro totali, attuale capolista in Premier League. La differenza, dunque, c’è eccome tra le due rose, tuttavia resta il rammarico per come si è conclusa la sfida, considerato come – tra andata e ritorno – gli azzurri non hanno certo demeritato. Ora resta l’Europa League al Napoli, la sorella minore della Champions League; si inizierà dai 16esimi – un turno in più rispetto alla CL – con gli azzurri testa di serie nel primo sorteggio. Si proverà ad andare fino in fondo, stavolta sperando che possa arrivare qualcosa di positivo. Le coppe, però, ritorneranno solo a febbraio; ora è tempo di pensare alla Serie A ed alla trasferta insidiosa di Cagliari; la squadra deve ricaricarsi, perché in campionato è già vietato sbagliare.

Giovanni Spinazzola

11 Dicembre 2018 23:59 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2018 23:59
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