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SPORT
Juve-Napoli: "Una nuova picconata al calcio italiano" di Giovanni Spinazzola
14 Ottobre 2020 18:47 —

Ingiustizia è fatta. Il Presidente della Lega Calcio Dal Pino (peraltro positivo al Covid-19) ed il giudice sportivo, Dott. Gerardo Mastandrea, hanno dato una nuova picconata alla credibilità del calcio italiano, sempre più vicino all'oblio, sempre più ridicolo e ad un passo dal contare come il torneo delle parrocchie. Dopo giorni di riflessioni, consultazioni, studi (chissà, magari avranno aperto un sondaggio da qualche parte, forse sulla piattaforma Rousseau) è arrivata la sentenza. Ed è pesante come un macigno per gli azzurri. Sconfitta a tavolino per 0-3 e penalizzazione di un punto. In Italia una ASL - Azienda sanitaria locale - unica deputata a decidere sul Covid-19, conta meno di un protocollo calcistico scritto con i piedi, lo scorso giugno (non c'era questa situazione di contagi) e dove è peraltro inserita una discriminante relativa proprio alle autorità locali. Siamo anche in difficoltà nello spiegare l'assurdità di una decisione che, ai sani di mente, appare completamente illogica. Sembra di essere su scherzi a parte, ed invece è la realtà del calcio italiano, quello che vive nella penombra, quello melmoso e scuro pieno di scandali (vedi Calciopoli) che, giocoforza, coinvolge sempre la Juventus. Negli ultimi giorni abbiamo letto e sentito di esperti di Cts, Oms ed Asl a confermare come il Napoli abbia agito nella maniera più corretta. Ma la Lega Calcio la vede diversamente. Per l'organo che regola il calcio italiano, abituato alle scorrettezze, all'illegalità, i partenopei avrebbero dovuto violare l'imposizione dell'azienda sanitaria di Napoli di competenza, andando incontro ad una denuncia penale per disputare una partita di calcio. Il Napoli vanta 6 milioni di tifosi nel mondo, oltre 80 milioni di simpatizzanti ed è complicato spiegare ai tanti supporters stranieri l'assurdità di una decisione senza precedenti. Non è ammissibile violare la legge di uno Stato, ma in Italia va tutto al contrario. "Gli atti delle Aziende sanitarie delineano un quadro che non appare al Giudice affatto incompatibile con l'applicazione delle norme specifiche dell'apposito Protocollo sanitario FIGC e quindi con la possibilità di disputare l'incontro di calcio programmato a Torino", si legge nel carteggio del giudice sportivo di 155 pagine (!). Secondo quest'ultimo il Napoli avrebbe potuto raggiungere Torino. Numi. Applicato l'articolo 10 del codice di giustizia sportiva, quindi, con il Napoli penalizzato a tutto tondo. Per la gioia della Juve e degli Agnelli, sicuramente persone poco limpide come abbiamo visto negli anni scorsi (caso Suarez l'ultimo, ma anche il numero 38 fuori lo stadio e relativo agli scudetti vinti nonostante due siano stati revocati, con FIGC e Lega che hanno chiuso entrambi gli occhi), con il Presidente bianconero che, la sera di Juve-Napoli, non esitò a sostenere come lui avrebbe violato il fermo dell'Asl. Avrebbe, quindi, violato la legge. Evidentemente a quelle latitudini è un modus operandi prestabilito, ma fin dai banchi di scuola (quando c'erano) ci insegnano a rispettare la legge, in ogni sua forma e modalità. Già, ma cosa succederà ora? Il Napoli, ovviamente, farà ricorso perché non può certo tollerare una sentenza del genere. I partenopei faranno ricorso alla Corte d'Appello federale che è il secondo grado di giustizia sportiva e, eventualmente, al Collegio di Garanzia del Coni. Finiti i tre gradi della giustizia sportiva, gli azzurri potrebbero rivolgersi al TAR, il tribunale amministrativo regionale competente per materia. La Juve sarà sicuramente soddisfatta, Agnelli in primis; e, da un lato, questa soddisfazione estrema dei bianconeri deve inorgoglire gli azzurri. Gattuso ha costruito una squadra davvero super e, forse, l'unico modo per evitare figuracce e superare gli azzurri era quello di vincere a tavolino. Lo sport, però, è altra cosa.

14 Ottobre 2020 18:47 - Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2020 18:47
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