19 Gennaio 2026 - Aggiornato alle 16:35
POLITICA

Cnpr forum, quali sono gli scenari per imprese e famiglie nel 2026?

19 Gennaio 2026 13:00 —

“Il tema delle semplificazioni è certamente centrale nell’azione del Governo. Il rapporto con i professionisti è costante e l’ascolto delle loro istanze per noi è fondamentale, perché siamo consapevoli che, una volta approvate, le leggi devono poi essere applicate concretamente.

Sono proprio i professionisti a rendere operative le norme, accompagnando i cittadini non solo nella comprensione della complessità normativa, ma anche nella risoluzione dei problemi quotidiani. Per questo la semplificazione è una priorità che ci riguarda da vicino: è un percorso complesso e graduale, ma stiamo procedendo nella giusta direzione”. Lo ha dichiarato Sandra Savino, sottosegretario all’Economia e alle Finanze, nel corso del Cnpr forum speciale “Legge di Bilancio 2026, quali sono gli scenari per imprese e famiglie?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Di parere opposto Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia: “In ogni ‘manovra’ aumentano le difficoltà, cresce la burocrazia e le regole cambiano in corsa. Tutto questo non aiuta i professionisti, ma non favorisce nemmeno cittadini e imprese. Serve una maggiore semplificazione o, meglio ancora, più ordine nel disordine, a partire da norme chiare e tempi certi, invece di continuare a fare tutto in modo veloce e approssimativo”.

L’impegno della maggioranza di governo è stato rivendicato da Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive della Camera dei deputati: “In Parlamento ho condotto numerose battaglie sul tema della semplificazione. Un esempio è la rateizzazione dell’acconto di novembre: per due anni è stata possibile, quest’anno purtroppo no, ma auspichiamo di poter riproporre già dal prossimo anno. Ho inoltre proposto la Flat Tax incrementale come alternativa al concordato preventivo che, nei fatti, risulta piuttosto macchinoso. In questo senso è stato approvato un mio ordine del giorno”.

Critico Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato: “La pressione fiscale è ai massimi degli ultimi dieci anni e, con ogni probabilità, aumenterà ulteriormente nel 2026, nonostante il taglio del secondo scaglione Irpef. La ‘Finanziaria’ è costellata di nuove imposte: dalla tassa sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro, a quella sui tabacchi, fino all’aumento delle accise sul gasolio.

Si tratta di una miriade di micro-interventi fiscali che, invece di semplificare, finiranno per complicare ulteriormente il sistema”.

Per Andrea De Bertoldi (Commissione Finanze a Montecitorio) “La riforma fiscale rappresenta un passo avanti sul fronte delle semplificazioni; se avessimo avuto maggiori risorse, avrebbe potuto avere un impatto ancora più significativo. Tengo particolarmente all’approvazione dell’ordine del giorno n. 21, che, una volta convertito in legge, consentirà ai professionisti in regime forfettario di mantenere tale regime anche in caso di aggregazione in società. Mi auguro di poter annunciare presto questo importante passaggio, soprattutto a beneficio dei giovani”.

Giudizio severo da Mario Turco (Commissione Finanze a Palazzo Madama): “Il riordino tributario del governo Meloni rischia di rivelarsi un fallimento già in partenza, perché non introduce una reale semplificazione né per i professionisti né per le imprese. Meccanismi come l’iper-ammortamento, con procedure burocratiche articolate, rischiano di penalizzare soprattutto le piccole imprese, che difficilmente riusciranno a beneficiare di incentivi già di per sé limitati”.

Nel corso dei lavori, condotti da Anna Maria Belforte, il presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, Marco Cuchel ha sottolineato: “I professionisti chiedono che il fisco torni a essere davvero ‘a portata di impresa’. Servono semplificazione, certezza delle regole e un ripensamento complessivo di un sistema fiscale ormai datato. È necessario istituire un tavolo permanente con tutte le parti interessate per migliorare un fisco che oggi appare inadeguato anche sul fronte della lotta all’evasione.

La nostra categoria vive un momento eccessivamente conflittuale. Anc ritiene indispensabile avviare un percorso di riappacificazione interna, che parta da una maggiore trasparenza e da un più ampio coinvolgimento di tutte le componenti: associazioni, Consiglio nazionale, Ordini e Casse di previdenza. Per raggiungere obiettivi realmente significativi, occorre unità e coesione”.

Richieste rilanciate anche da Luca Asvisio (presidente dell’Odcec di Torino): “Spesso l’interlocuzione con l’Agenzia delle Entrate non avviene su un piano di reale pariteticità. Noi non siamo ‘gli amici degli evasori’, ma professionisti che, in un quadro normativo complesso e in continua evoluzione, cercano di consigliare e guidare correttamente i propri iscritti. Ci auguriamo che una maggiore certezza del diritto possa contribuire a rendere il nostro Paese più attrattivo per gli investimenti esteri, evitando che molte società scelgano, in alternativa, Paesi anche più lontani ma nei quali sia possibile operare con regole chiare e un contesto più favorevole”.

Sulla compliance è intervenuto anche Giovanni Battista Calì (numero uno dei commercialisti della capitale): “Bisogna modificare il rapporto tra fisco e contribuenti. In quest’ottica auspichiamo un cambiamento del rapporto con l’Agenzia delle Entrate. Ci sono piccoli segnali positivi con il direttore Carbone che ha confermato l’ingresso di nuovo personale nell’amministrazione finanziaria che è in grado di supplire le attuali carenze”.

Appello al dialogo di Marcella Caradonna (presidente dell’Odcec di Milano): “I commercialisti chiedono un confronto stabile con il Governo sulle riforme e apprezzano il dialogo già avviato con il Viceministro Leo. Sulla nuova rottamazione, l’Ordine di Milano raccoglierà i quesiti dei colleghi per trasmetterli all’Agenzia delle Entrate, favorendo chiarimenti ufficiali e un’applicazione uniforme delle norme”.

Secondo Mario Civetta (past president di Odcec Roma): “I professionisti chiedono maggiore semplificazione e un rapporto più efficace con l’Agenzia delle Entrate. Nonostante i progressi, serve fare di più per rendere il fisco più semplice e fruibile, considerando che il rapporto con l’Amministrazione finanziaria è centrale per il lavoro quotidiano dei commercialisti a supporto delle imprese”.

Per Gerardo Longobardi (già presidente del Cndcec) “Si chiede di rafforzare l’attenzione sull’applicazione concreta delle norme e di ripristinare un dialogo diretto e “face to face” con l’Agenzia delle Entrate, ritenuto più efficace rispetto a un rapporto esclusivamente formale e digitale per favorire confronto, collaborazione e soluzioni condivise”.

Marco Natali (presidente di Confprofessioni) ha evidenziato: “Si chiede una riforma fiscale ampia che riduca davvero la pressione tributaria, semplificando il sistema attraverso il superamento delle troppe agevolazioni e una riduzione delle aliquote. I dati mostrano che le libere professioni sono oggi la categoria più penalizzata dall’Irpef e quella che ha perso più reddito reale dal 2014, con un carico fiscale fino a 6.000 euro in più rispetto ad altre categorie, rendendo urgente un intervento strutturale”.

Cauto Enrico Terzani (presidente dell’Odcec di Firenze): “I commercialisti auspicano che il 2026 sia un anno florido per professionisti e imprese anche se i dati che arrivano da Unioncamere per le composizioni negoziate e dai tribunali per le procedure concorsuali accertano numeri in crescita costante il che significa che dobbiamo essere preoccupati anche se come commercialisti siamo pronti a intervenire per evitare che queste insolvenze si protraggano nel tempo”.

Le conclusioni sono state affidate a Elisabetta Polentini (commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma): “il ministro Giorgetti ha difeso la linea di prudenza della ‘manovra’ definendola seria e responsabile”; e a Paolo Longoni (consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili): “nella legge di bilancio 2026 vengano favoriti i redditi medi ma non c’è nulla in favore delle fasce più deboli e non vengono affrontati i problemi che riguardano il fisco e le semplificazioni”.

19 Gennaio 2026 13:00 - Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2026 13:00
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