Gioacchino Luigi Mellucci è una figura che si colloca tra ingegneria, fisica e ricerca visiva, in un percorso intellettuale che attraversa i primi decenni del Novecento. Pur formato come ingegnere, Mellucci sviluppò un approccio che va oltre la tecnica, avvicinandosi a quello di un vero studioso di fisica applicata, capace di trasformare le leggi della materia in forme, strutture e immagini di forte impatto visivo.
Intorno agli anni Trenta del ’900, la sua ricerca si orienta in modo sempre più deciso verso lo studio della geometria e delle costruzioni spaziali, in un dialogo ideale con le opere di Maurits Cornelis Escher. Mellucci rimane affascinato dalla possibilità di rappresentare uno spazio che non ha un confine definitivo, uno spazio che si moltiplica attraverso moduli, simmetrie e ripetizioni, suggerendo l’idea dell’infinito senza mai abbandonare il rigore scientifico.
Le sue costruzioni geometriche, spesso basate su forme poliedriche, non sono semplici esercizi di stile. Esse nascono da una profonda comprensione dei principi fisici dell’equilibrio e della continuità, e si traducono in disegni e progetti capaci di guidare lo sguardo dell’osservatore lungo percorsi visivi complessi e ininterrotti. Ogni elemento sembra generare il successivo, creando una tensione costante tra ordine e movimento.
Questa ricerca produce opere e progetti di grande originalità, pensati per avere un impatto visivo immediato ma anche duraturo. Come in Escher, lo spazio appare talvolta ambiguo, capace di ribaltarsi o di estendersi oltre i limiti percepibili. Tuttavia, in Mellucci l’approccio resta fortemente legato alla realtà costruttiva: le sue visioni non negano le leggi della fisica, ma le spingono fino al loro limite, trasformandole in strumenti di creazione.
Un ruolo fondamentale in questo percorso è svolto dal suo interesse per i materiali, in particolare per la ceramica, il vetro e le maioliche. La luce che attraversa o si riflette sulle superfici smaltate diventa parte integrante del progetto, rafforzando l’effetto geometrico e amplificando la percezione dello spazio. La forma non è mai solo disegno, ma materia che reagisce, si trasforma e dialoga con l’ambiente.
Anche il contesto produttivo legato alla Torre Albori e alla cartiera di sua proprietà influenza profondamente la sua visione. I processi industriali, basati su cicli continui, ripetizione e controllo delle forze naturali, offrono a Mellucci un modello concreto di struttura organizzata e potenzialmente infinita. Questo principio si riflette nei suoi lavori, dove ogni parte è autonoma ma allo stesso tempo parte di un sistema più ampio.
Nel confronto ideale con Escher, Gioacchino Luigi Mellucci emerge come una figura originale e autonoma. La sua ricerca unisce rigore scientifico e immaginazione, tecnica e visione, dando vita a progetti che non si limitano a rappresentare lo spazio, ma invitano a ripensarlo. Attraverso la geometria, Mellucci costruisce un linguaggio capace di parlare dell’infinito in modo concreto, visibile e profondamente moderno.
Arch. Livio Palladio

