«La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta un passaggio estremamente rilevante per la tutela delle imprese e per la certezza del diritto in materia fiscale. Si tratta di una pronuncia di grande valore perché riafferma il principio della prevalenza del diritto europeo e tutela concretamente le imprese che operano nel mercato unico. È anche motivo di orgoglio per il nostro Ordine, visto che il contenzioso è stato seguito da una nostra iscritta con competenze di alto profilo in materia di fiscalità internazionale».
Così Matteo De Lise, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, commenta la sentenza pronunciata nella causa C-527/24, che ha stabilito un principio destinato ad avere importanti effetti nel contenzioso tributario europeo.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che il diritto al rimborso dell’IVA è un diritto fondamentale per le imprese e non può essere negato per motivi meramente formali, neppure quando sul caso sia intervenuta una decisione definitiva del giudice nazionale.
La vicenda trae origine da un contenzioso tributario durato in Italia quasi dieci anni. Protagonista della controversia è stata una società francese alla quale l’Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso dell’IVA per un problema esclusivamente tecnico: il file telematico trasmesso risultava infatti illeggibile. Il diniego era stato confermato anche dalla Corte di Cassazione, rendendo la decisione definitiva nell’ordinamento italiano.
Successivamente, però, alla società era stata notificata una cartella di pagamento per recuperare l’IVA rimborsata nelle more del primo contenzioso. Contro questo provvedimento è stato instaurato un nuovo giudizio. La causa è stata patrocinata da Anna Maria Argentino (presidente della Commissione di Fiscalità Internazionale e Comunitaria dell’Odcec Napoli) insieme al professor Lorenzo del Federico, ordinario di diritto tributario all’Università di Chieti-Pescara, nel quale è stato richiesto al giudice il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta ora un precedente di grande rilievo per tutte le imprese coinvolte in contenziosi IVA con l’Agenzia delle Entrate. Il principio stabilito dai giudici europei potrebbe infatti incidere su numerosi procedimenti in corso, riaffermando che il diritto al rimborso non può essere negato per questioni puramente formali o informatiche, quando il presupposto sostanziale dell’imposta risulta correttamente dimostrato.
«Nel ricorso – spiega Anna Maria Argentino – abbiamo chiesto di chiarire se una decisione nazionale passata in giudicato, che neghi un rimborso IVA per una semplice questione formale o informatica, possa essere considerata compatibile con il diritto dell’Unione. La Corte europea ha stabilito che ciò non è possibile, riaffermando il principio secondo cui il diritto al rimborso dell’IVA non può essere sacrificato per meri errori tecnici».
Secondo la Corte di Giustizia, infatti, una decisione nazionale che abbia negato il rimborso per ragioni puramente formali può essere superata e considerata inefficace, anche quando sia stata pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione. Il principio affermato dalla sentenza rafforza il ruolo del diritto europeo nel garantire l’effettiva tutela dei contribuenti e la corretta applicazione delle norme fiscali comunitarie.

