«L’assistenza pubblica vive un momento di enorme difficoltà, soprattutto nel Mezzogiorno. Il rischio è di scivolare rapidamente verso una privatizzazione della salute, generando una nuova e disastrosa questione meridionale della Sanità». Lo ha detto il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli, Bruno Zuccarelli, a margine del primo appuntamento del ciclo di incontri dedicati alla storia della medicina partenopea, organizzato dall’Ordine su forte impulso del dottor Antonio De Falco (coordinatore Commissione Storia della Medicina) per rinsaldare il legame tra la professione medica e le proprie radici culturali e scientifiche. Nel corso del primo incontro, ospitato nella Sala del Lazzaretto dell’ex Ospedale della Pace, nel cuore del centro storico di Napoli, si è parlato della storia dell’odontoiatria a Napoli dal 1900 ad oggi. Un itinerario che ha ripercorso l’evoluzione della disciplina attraverso i protagonisti che hanno contribuito a costruire il prestigio internazionale della scuola medica napoletana.
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali, oltre che di Zuccarelli, del presidente della Commissione Albo Odontoiatri Pietro Rutigliani e del direttore delle Arti Sanitarie Gennaro Rispoli. A seguire la prima sessione scientifica, presieduta dalla dottoressa Carla Cassese e moderata dai dottori Andrea Montella e Antonio Di Bellucci, con la relazione del professor Paolo Zampetti dedicata alla figura di Vincenzo Guerini, uno dei grandi protagonisti della storia dell’odontoiatria internazionale. «Abbiamo scelto di partire dal 1900 perché proprio in quegli anni la figura di Vincenzo Guerini ha segnato un passaggio decisivo nella storia della professione: dal dentista-barbiere alla figura moderna del chirurgo dentista, riconosciuta anche dalla Casa Reale», spiega Pietro Rutigliani. «Da allora si sono susseguite generazioni di professionisti che hanno contribuito alla crescita scientifica e culturale dell’odontoiatria napoletana. Oggi possiamo parlare di una vera eccellenza: i nostri giovani si formano in contesti universitari di alto livello e trovano opportunità concrete anche grazie a programmi dedicati dell’Ordine che favoriscono l’avviamento alla professione e l’inserimento negli studi odontoiatrici».
Guerini, nato a Napoli nel 1859, fu tra i pionieri della disciplina moderna: conseguì il diploma in odontoiatria alla Reale Università di Napoli e divenne nel 1889 chirurgo dentista della Real Casa. La sua autorevolezza scientifica fu riconosciuta a livello globale con una laurea honoris causa negli Stati Uniti e con la pubblicazione di un testo di storia dell’odontoiatria adottato nelle università americane. La sua vicenda rappresenta uno dei simboli di quella tradizione scientifica napoletana che, tra Ottocento e Novecento, ha contribuito a costruire il prestigio internazionale della medicina partenopea. Durante l’incontro sono state ricordate anche altre figure chiave della scuola odontoiatrica napoletana: Beniamino De Vecchis, che dopo la formazione a Napoli sviluppò la propria carriera negli Stati Uniti fino a dirigere la clinica odontoiatrica dell’Università di Roma; Giosuè Giardino, tra i primi a trasformare l’odontoiatria da disciplina prevalentemente tecnica a vera specialità medico-chirurgica; e la famiglia De Fazio, che per generazioni contribuì alla diffusione della prevenzione dentale a Napoli.
Un filo storico che arriva fino ai nostri giorni, con numerosi professionisti formati nelle università napoletane oggi protagonisti della ricerca internazionale. Tra questi il professor Antonio Celentano, ricercatore tra i leader emergenti mondiali nella medicina orale e oggi attivo tra Europa e Australia, oppure il professor Iacopo Cioffi, docente alla Facoltà di Odontoiatria dell’Università di Toronto, e Mauro Farella, direttore del programma di ricerca cranio-facciale all’Università di Otago in Nuova Zelanda.
Proprio questo legame tra passato e presente è stato al centro del messaggio lanciato dall’Ordine dei Medici di Napoli. Per Zuccarelli, ricordare la storia della medicina napoletana non è un esercizio accademico, ma un modo per riaffermare il valore di un sistema sanitario pubblico che nel Sud vive una fase di forte pressione. «La scuola medica napoletana – ha sottolineato il presidente – è stata per secoli un punto di riferimento internazionale. Difendere oggi la sanità pubblica significa anche difendere questa tradizione di conoscenza, ricerca e formazione». Il ciclo di incontri proseguirà nei prossimi mesi con altri appuntamenti dedicati ai protagonisti e alle tappe fondamentali della medicina partenopea, con l’obiettivo di costruire un ponte tra memoria storica e sfide contemporanee della professione sanitaria.

