14 Marzo 2026 - Aggiornato alle 01:14
SALUTE

Sanità: Interlandi (ANMED), "In Campania laboratori di analisi svuotati". E chiede alla Regione di rimettere al centro la salute dei cittadini

05 Febbraio 2026 14:19 —

In Campania la medicina di laboratorio sta cambiando senza fare rumore, ma — avverte la dr.ssa Elisa Interlandi, presidente di ANMED — in modo potenzialmente irreversibile. Parole dure, le sue, che non chiamano in causa ideologie: «È un tema clinico e operativo». Il punto, sostiene, è che molti laboratori “sotto soglia” vengono progressivamente svuotati fino a trasformarsi in semplici punti prelievo: la diagnostica si sposta su hub centralizzati, i campioni viaggiano anche fuori regione, il presidio professionale si assottiglia e la qualità diventa una catena sempre più fragile.

Interlandi mette in evidenza una contraddizione che definisce “nazionale”: da un lato si parla di prossimità, ampliando il ruolo delle farmacie; dall’altro si alzano soglie e volumi “in nome dell’efficienza”, spingendo verso la centralizzazione dei laboratori.

«Due direzioni opposte — avverte — un solo esito: meno qualità e più concentrazione economica». E i numeri, dice, lo rendono già visibile. Per misurare la concentrazione, ANMED richiama un indicatore standard: la Concentration Ratio (CRₙ), ossia la somma delle quote di mercato dei principali operatori (ad esempio CR3). Dai dati SoReSa 2024 emerge un quadro che, secondo Interlandi, è «oltre la soglia di attenzione»:
    •    ASL Napoli 1: i primi tre operatori superano complessivamente il 55% delle prestazioni
    •    ASL Salerno: i primi due operatori superano complessivamente il 52%

Secondo la presidente di ANMED, se si considerano le cessioni in corso e l’assenza di correttivi strutturali, nel 2026 questi livelli potrebbero essere «ancora più alti», consolidando una traiettoria oligopolistica con effetti prevedibili su potere contrattuale, condizioni di fornitura, sostenibilità del lavoro e, nel medio periodo, su qualità e prossimità del servizio.

In un contesto del genere, quella che può apparire come un meccanismo di premialità, una nota tecnica o una circolare di servizio — come quella dello scorso 3 febbraio, inviata dagli uffici tecnici del Dipartimento Salute della Regione Campania alle ASL — entra nel circuito di chi punta ad acquisire realtà medio-piccole ed appropriarsi del fondo sanitario regionale, smette di essere un mero adempimento burocratico e diventa arma di pressione.

Nel giro di ore compaiono mediatori sul territorio con messaggi standardizzati: «Conviene cedere ora, prima che vi tolgano l’accreditamento». «Avete visto? È inevitabile». O, in forma più aulica, “redderationem”.

È una pressione psicologica organizzata che utilizza il timbro istituzionale come grimaldello. Non è più burocrazia, è orientamento del mercato.

E qui la responsabilità non può restare confinata al piano “tecnico”: quando l’effetto reale è la concentrazione, servono presidio politico, trasparenza e correzioni esplicite.

C’è poi un allarme che Interlandi definisce «meno visibile, ma forse il più grave»: quello dei dati sanitari. «Sappiamo da quale stabilimento proviene un uovo — osserva — ma spesso non sappiamo dove va il nostro campione biologico, chi lo processa e come vengono governati i dati che ne derivano». Il rischio, conclude, è che il sistema smetta di essere una rete di cura e diventi, pezzo dopo pezzo, terreno di conquista.

Da qui la richiesta finale: un confronto urgente con la Regione, trasparente e documentato, basato su numeri, grafici e valutazioni d’impatto su qualità, prossimità e lavoro. L’obiettivo dichiarato è contribuire, «con onestà intellettuale», a una vera rete di prossimità che rimetta al centro la salute dei cittadini, non la forza di mercato dei grandi operatori.

05 Febbraio 2026 14:19 - Ultimo aggiornamento: 05 Febbraio 2026 14:19
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