Lukaku regala al Napoli tre punti all’ultimo secondo che consentono agli azzurri di restare saldamente in zona Champions League. Diciamo subito che Politano, stasera con la fascia di capitano, e compagni al Bentegodi non hanno disputato una gara brillante, tutt’altro. Gli azzurri hanno avuto un buon inizio andando in vantaggio al 2’ con un colpo di testa di Hojlund che ha saputo ben sfruttare un cross di Politano dalla destra, dieci minuti più tardi uno scambio tra Hojlund e Spinazzola si è concluso con il tiro dell’ex romanista che ha sorvolato di poco la traversa. Al 23’ è stata la volta di Elmas che con una gran botta ha costretto il portiere veronese a una gran deviazione in angolo. Da questo momento in poi però la squadra ha smesso di accelerare limitandosi a far girare il pallone controllando il gioco. Ora, è pur vero che il Verona ha i suoi limiti e sta giocando tutte le sue carte per evitare la retrocessione, è anche vero che non ha giocatori di grandi qualità tecniche, ma è altrettanto vero che si danna l’anima in campo con una impostazione aggressiva a tutto campo che gli ha dato il nuovo allenatore. Il gioco del Napoli ha cominciato ad andare un po' in sofferenza. Domanda: impostazione cercata o stanchezza di alcuni giocatori vitali? Conte alla vigilia ha dovuto fare ancora a meno di McTominay e soprattutto di Anguissa che sembrava dovesse far parte della spedizione veneta ed invece è rimasto a casa, schierando quindi la stessa formazione che è stata impiegata nelle ultime partite con la variante di Politano in campo fin dall’inizio e Spinazzola al posto di Gutierrez. A centrocampo quindi, a dettare ritmi e gioco si sono piazzati Lobotka, Elmas e sulla trequarti Vergara e Alisson e unica punta, come al solito, Hojlund. In difesa invece scelte obbligate viste le ormai assenze prolungate di Rrahmani e Di Lorenzo. Stessi uomini che stanno tirando la carretta da un po' di settimane ed è qui che si potrebbe tirare fuori una prima risposta. La stanchezza è apparsa evidente proprio in alcuni elementi essenziali del gioco, non si può dare una diversa spiegazione da alcuni errori in fase di impostazione o di controllo del pallone. Il calo è stato ancora più evidente quando con il trascorrere dei minuti la spinta sulle fasce è cominciata a venire sempre meno, e senza velocità di azione trovare sbocchi al centro è diventato più arduo, facilitando in tal modo la difesa gialloblù. Alisson, che pure finora aveva brillato di luce propria, è incappato in un pomeriggio poco luminoso tant’è che l’unica sua veemente giocata l’ha fatta nel secondo tempo. Anche per lui alla vigilia di questo match si era vociferato di un forfait per un problema fisico, vero o meno che sia fatto sta che non è riuscito a imprimere il suo gioco che spacca le partite. Politano è partito bene ma poi man mano è scemato, e non gli si può dare nessuna colpa considerato che viene fuori da un lungo periodo di assenza dai campi per un infortunio. C’è una cosa che va sottolineata e che i tifosi devono capire, non è che se un giocatore è recuperato sul piano fisico sia nel pieno dei propri mezzi capace quindi di dare il massimo. Occorre tempo e minutaggio ed è quindi sotto quest’aspetto che va inquadrata la sua prestazione come quella di Lobotka che Conte lo ha sostituito al 73’ con Gilmour appena rientrato anche lui da un grosso infortunio. E’ in quest’ottica che va spiegato quanto successo in campo nelle fasi finali del primo tempo e soprattutto nel secondo. C’è anche da evidenziare che il Napoli avrebbe potuto andare al riposo sul doppio vantaggio se al 37’ al termine di una bella azione in area veronese cominciata da Spinazzola e conclusa da Hojlund il pallone non fosse stato respinto sulla linea di porta. Nella ripresa il Verona ha intensificato di più il suo gioco e gli affanni del Napoli sono aumentati. Intendiamoci non è che i padroni di casa abbiano creato innumerevoli occasioni ma quando si comincia a soffrire basta un episodio casuale per far cambiare l’andamento della partita, ed infatti al 64’ su un angolo battuto dal Verona il pallone veniva respinto dalla difesa azzurra, il pallone finiva sui piedi di Akpa Akpro che sferrava una gran botta dal limite, il pallone sbatteva sulla gamba di Hojlund e spiazzava Meret. Restava tutto il tempo per rimettere in difficoltà gli avversari e riportarsi in vantaggio ma l’azione del Napoli era sterile e inefficace tant’è che la squadra di Sammarco riusciva a resistere e anzi, ringalluzzita dal pareggio intravedeva anche la possibilità di ribaltare la partita. Conte correva ai ripari faceva uscire prima Alisson e Lobotka per Gilmour e Lukaku e successivamente Vergara, sottotono, e Politano rilevandoli con Giovane e Mazzocchi. Il Napoli acquistava più tonicità anche se la precisione nei passaggi e nelle idee non era brillantissima ma perlomeno il Verona veniva schiacciato nella sua area con un’azione più veemente. Tuttavia erano proprio i gialloblù che facevano venire un lungo brivido di ghiaccio sulla schiena degli azzurri prima su un uscita a vuoto di Meret su un cross velenoso dalla destra che non veniva sfruttato e successivamente con un gran tiro di Gagliardini che sfiorava il palo. Lukaku, dunque. Già, proprio lui, l’attaccante belga rientrato da poco dal serio infortunio patito nella preparazione precampionato. Non è ancora nel pieno della forma e non può essere altrimenti ma è dotato di tanta classe e con la sua presenza sposta gli equilibri nelle aree avversarie. Il Verona, infatti, ha cominciato a scricchiolare nella fase difensiva quando Lukaku è entrato tanto da lasciare spazi che fino a quel momento non aveva concesso. A 12” dal fischio finale su calcio d’angolo Giovane faceva partire il cross della disperazione il pallone veniva agguantato dall’attaccante belga che con un tocco rapido e preciso la spediva alle spalle di Montipò. Esplodeva la panchina e gli abbracci in campo non si contavano era il gol che consentiva al Napoli di espugnare il Bentegodi.

