26 Marzo 2026 - Aggiornato alle 18:52
CRONACA

Napoli: Sequestrati beni ad imprenditore del clan Montescuro

26 Marzo 2026 14:59 —

Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un decreto di sequestro di prevenzione finalizzato alla confisca di beni, emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di un imprenditore (cl. 1965), soggetto connotato da elevata pericolosità sociale poiché indiziato di appartenenza a contesti di criminalità organizzata nell’ambito del territorio di Napoli, in particolare nei quartieri cittadini di Sant’Erasmo e San Giovanni a Teduccio, con interessi economico-criminali consolidati anche sull’importante arteria di via Nuova Marina nonché nella nevralgica area del Porto di Napoli.

Il provvedimento, che riveste natura cautelare e non definitiva, è stato adottato in accoglimento della proposta avanzata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica e dal Questore di Napoli, scaturita da un’articolata attività di accertamento patrimoniale condotta da personale della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli, che ha fatto emergere una sistematica e prolungata accumulazione di ricchezza, ritenuta allo stato degli atti del tutto sproporzionata rispetto ai redditi formalmente dichiarati e riconducibile, ai fini dell’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, a dinamiche di matrice criminale.

Il destinatario del provvedimento ablativo risulta indiziato di appartenere al clan camorristico facente capo alla famiglia Montescuro, sodalizio criminale già promosso e diretto dal defunto Montescuro Carmine, detto “’o munuzz”, particolarmente attivo nel settore delle estorsioni e dell’usura, nonché negli appalti e nelle commesse per i lavori di riqualificazione della zona orientale di Napoli, con particolare riferimento all’area portuale partenopea. Il profilo del prevenuto emerge ampiamente nell’inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, condotta a partire dal 2016, che ha disvelato l’operatività della predetta organizzazione criminale, evidenziandone le modalità attraverso cui veniva assicurato il controllo del territorio e i proventi derivanti, in particolare, dalle estorsioni e dall’usura in danno di imprenditori e commercianti, avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416-bis c.p. L’imprenditore arrestato nell’ottobre del 2019 in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. del  Tribunale di Napoli, è stato poi condannato in primo grado ed in via ancora non definitiva in appello, per la partecipazione al predetto clan e per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le emergenze investigative e giudiziarie valorizzate nell’ambito del procedimento di prevenzione hanno delineato, ai fini della misura adottata, un profilo di pericolosità sociale qualificata e un compendio patrimoniale ritenuto nella disponibilità effettiva del proposto, benché in parte formalmente intestato anche a familiari.

Il decreto di sequestro emesso dall’Autorità Giudiziaria ha colpito un articolato compendio patrimoniale acquisito in un arco temporale coerente con le epoche di manifestazione della conclamata pericolosità sociale, interessando in particolare: beni immobili, tra cui un’abitazione, diverse autorimesse e/o posti auto ubicati nel Centro Direzionale; la totalità dei beni strumentali di tre società, di cui una operante nel settore degli impianti di distribuzione di carburanti e due attive nel commercio di parti, accessori e ricambi per auto e motoveicoli; diversi rapporti finanziari e assicurativi accesi presso istituti bancari e Poste Italiane.

26 Marzo 2026 14:59 - Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2026 14:59
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