In Campania circa l'80% delle strutture sanitarie pubbliche risulta oggi già coperto da assicurazione o è in corso di copertura. Un dato, che recupera anni di autoassicurazione e che risponde all’obbligo posto dalla legge 24/2017, in controtendenza rispetto all'andamento nazionale che risentirebbe di una sostanziale lentezza nell’adeguamento alle nuove norme.
È quanto emerso dall'intervento di Angelo Coviello, amministratore delegato di IGB Broker di assicurazione, in occasione dell'incontro «Pubblico e privato per un equilibrio in sanità», svoltosi nelle scorse ore alla Clinica Ruesch e che ha visto relatori di primo spessore confrontarsi sulla sanità in Campania. Tra questi il presidente dell’Associazione Notai Cattolici Roberto Dante Cogliandro, il presidente AIOP Sergio Crispino, il sostituto procuratore di Napoli Nord Cesare Sirignano, la presidente della Commissione Sanità regionale campana Loredana Raia, l’ad di Clinica Ruesch Francesco Merlino e il presidente LND Vincenzo Schiavone. Dall'incontro, dedicato allo stato del sistema sanitario regionale con focus sulle strutture sanitarie private e accreditate, è emersa una richiesta di confronto urgente con le massime istituzioni regionali in materia per far fronte a criticità conclamate come quella del ritardo nei pagamenti.
Spazio è stato dato alla situazione assicurativa. «Oggi l'80% delle strutture pubbliche della Regione Campania, aziende sanitarie, ASL, AORN, è assicurato o in procinto di farlo: una percentuale molto alta, forse la più alta d'Italia», ha dichiarato il broker regionale durante il suo intervento. Aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e universitarie risultano oggi in larga parte assicurate; restano escluse poche strutture che «probabilmente sono in ritardo nella protezione o hanno un rischio basso», per le quali può essere ragionevole una soluzione di autoassicurazione, sostiene Coviello.
Come ha rilevato lo stesso Coviello, «la spesa assicurativa italiana nel settore della medical malpractice è di 700 milioni di euro contro i 50 miliardi di fatturato realizzate dalle imprese nei rami danni; parliamo sostanzialmente dell'1% della spesa». Nei 700 milioni, ha precisato il broker, sono compresi «i pagamenti dei premi delle strutture pubbliche, delle strutture private e accreditate, degli operatori sanitari». A fronte di quella spesa, ha aggiunto, «ci sono 2 miliardi e 300 milioni di accantonamenti per fondo rischi, da parte delle strutture sanitarie pubbliche non assicurate, che potrebbero essere investiti nelle cure ammodernando gli ospedali e accrescendo i Lea». Nello stesso periodo la sanità privata è cresciuta, secondo il broker, di circa il 7% annuo.
Negli ultimi diciotto mesi, dopo l'entrata in vigore della legge Gelli e dei relativi decreti attuativi — divenuti cogenti dal 16 marzo di quest'anno — la copertura assicurativa delle strutture pubbliche regionali ha conosciuto un'espansione significativa, per l’adesione alla legge, raggiungendo secondo il broker una delle percentuali più elevate del Paese. Tra i nodi affrontati, il diverso approccio alla protezione del rischio adottato dai due comparti e la necessità di un dialogo strutturato tra le parti, nell'interesse della tutela delle cure e della sostenibilità del sistema regionale.
«L'auspicio è che tutti i protagonisti siano intorno a un tavolo, uniti e coesi nell'interesse dei cittadini e della nostra regione», ha concluso Coviello, rimarcando la disponibilità a contribuire ai percorsi futuri di confronto tra parte pubblica e privata.

