Si terrà a Sirico il 19 e 20 settembre prossimi la XVIII edizione della sagra "A sera d’o ‘nciucio" organizzata dall’associazione culturale “Rione Sirico, Michela Polverino".
Sarà, come ogni anno, un viaggio nei sapori e nei profumi di un tempo, tra canti, balli e scene di vita contadina che riporteranno la comunità e i visitatori alle radici più autentiche del territorio.
L'evento restituirà vita e voce a un intero quartiere. Infatti, gli abitanti, protagonisti e non semplici spettatori, si trasformeranno per due giorni in attori di un racconto che intreccia usi, costumi e atmosfere del passato. I cortili saranno animati di antichi “inciuci”, i pettegolezzi di una volta, mentre attrezzi agricoli, luci soffuse, abiti di lino, ricami preziosi e tovaglie finissime delle nonne di una volta, creeranno un ambiente sospeso, dove il tempo sembrerà fermarsi. La vera anima di questa festa, appunto, è la partecipazione collettiva e la riscoperta della gastronomia del territorio di una volta.
“A’ sera d’ò ‘nciucio” non è solo festa: è memoria che vive, è il cuore delle tradizioni che devono essere trasmesse da generazioni in generazioni, arricchendo il credo culturale di un’intera collettività.
Chi ha visto una volta ‘A sera d’o ‘nciucio torna volentieri tra i vicoli del Rione Sirico di Saviano perchè non è solo una sagra ma un mosaico di storia e di emozioni. E' una rivisitazione storico culturale di un passato più o meno recente nella quale il cibo ha la sua ancestrale e necessaria presenza con la proposta ai visitatori di antichi sapori passeggiando tra i caratteristici vicoli del rione tra un coacervo di attrezzi agricoli e di lavoro. E poi balli e canti antichi. E il simpatico origliare degli inciuci che riportano a quelle ore trascorse nei cortili.
‘A sera d’o ‘nciucio è un museo di ricordi da cui attingere per comprendere come i nostri antenati lavoravano la terra e governavano gli animali mentre le loro mogli cucinavano povere ma straordinarie pietanze. E' un dolce connubio tra un passato, che non può e non deve essere dimenticato, e un presente che può solo imparare dalle nostre tradizioni, carpendo quanto di più sano e genuino da questo passato ricco di storia popolana.

