15 Agosto 2018 - Aggiornato alle 06:44
SPORT
NAPOLI-TORINO: L'editoriale di Giovanni Spinazzola
06 Maggio 2018 19:45 —

Ancora un passo falso per il Napoli che dopo la sconfitta di Firenze, non va oltre il 2-2 in casa contro il Torino, una squadra mediocre che non aveva più nulla da chiedere a questo campionato. Insomma, non il massimo per una formazione decisa ad alimentare una – flebile – speranza in chiave scudetto. La resa, invece, è stata disarmante, quasi totale ed inaspettata; un crollo di nervi, di motivazioni (anche se, a sentirli parlare, i calciatori ci credevano ancora) ed un velo gettato su un campionato fin qui magnifico, con un finale diverso da quello sognato. Niente gioie, niente trionfi, ma solo nervosismo, rumors di un tecnico al passo d’addio (è, comunque, tutto da vedere) e contestazioni del pubblico al presidente De Laurentiis, con i tifosi al fianco più che mai del loro allenatore. Insomma, altro che primavera; stiamo parlando di nuvoloni neri all’orizzonte da spazzare via con un vento forte, violento come può essere un finale di stagione con sole vittorie, a riscattare i due passi falsi consecutivi per chiudere a testa altissima il torneo. Il 2-2 maturato al San Paolo è arrivato con due rimonte consecutive, il marchio di fabbrica degli azzurri, maestri e leader in questa speciale classifica. Due gol incassati da polli, praticamente regalati ai granata inoffensivi come una spada spuntata davanti ad un mezzo corazzato. Eppure le premesse per fare bene c’erano tutte; stadio gremito da 50mila tifosi, l’orgoglio di non darla vinta alla Juve e la voglia di reagire dopo gli ultimi risultati. Addirittura gara in discesa con il ritorno al gol di Mertens, lesto come uno scippatore seriale a soffiare palla a Burdisso e depositare in rete per il vantaggio azzurro; una rete pesante, arrivata dopo nove turni di astinenza e nel giorno del 31mo compleanno. Un bel regalo s’è scelto il belga, non c’è che dire; davvero buon gusto. Il Napoli, però, ha giocato una gara in cui ha mostrato solo sprazzi di buon calcio; il caldo ha influito sicuramente – come ammesso dallo stesso Jorginho – ma i partenopei hanno dato poca velocità alla manovra ed al fraseggio e, soprattutto, verticalizzato molto poco, con un possesso palla sterile e quasi fine a sé stesso. Non ha aiutato, di certo, l’applicazione tattica del Torino, unicamente impegnato a non prenderle ed in difesa a chiudere ogni varco. La partita, tuttavia, era stata sbloccata; bastava attenzione e gestione. Ed invece il Napoli è mancato proprio lì, incassando il pareggio ad inizio ripresa. I cambi hanno aiutato la squadra, però, perché Milik ha centrato un palo clamoroso ed Hamsik si è inventato un gol pazzesco, con una girata al volo dalla lunetta; una rete che avrebbe dovuto regalare il successo e la speranza, invece ha solo anticipato il pareggio dei granata con De Silvestri, per lo sconforto più totale, per la rabbia di Sarri in panchina e le lacrime di Insigne in campo. Titolo, quindi, consegnato ai bianconeri (ma già indirizzato verso Torino dopo Inter-Juve e la prestazione di Orsato, man of the match) e consapevolezza di una squadra da 91 punti potenziali, raggiungibili con sei punti nelle ultime due gare. Sarebbe record di punti della società, sarebbe scudetto nella gran parte dei campionati europei ed un modo sicuramente appropriato per salutare una stagione quasi straordinaria, con il titolo non conquistato ma sicuramente meritato, almeno dal punto di vista del gioco espresso e dell’onestà. Il 20 maggio è dietro l’angolo, poi sarà tempo di bilanci, revisioni e scelte; ma prima testa agli ultimi 180’ di gioco.

06 Maggio 2018 19:45 - Ultimo aggiornamento: 06 Maggio 2018 19:45
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