12 Luglio 2020 - Aggiornato alle 18:58
CULTURA&SPETTACOLO
Napoli: Premio Decumani 2020, Marcello Di Gianni primo nella sezione riservata ai poeti con “La mezzanotte nelle palpebre”
22 Giugno 2020 12:01 —

Al Premio Decumani 2020, Marcello Di Gianni risulta primo nella sezione riservata ai poeti con “La mezzanotte nelle palpebre”.  Marcello Di Gianni nasce il pomeriggio del 2 aprile 1992 a Menziken (Svizzera, Cantone Argovia). Qui trascorre i primi otto anni, durante i quali frequenta il Kindergarten (asilo), di via Gütschstrasse fino alla seconda elementare. Nel 2000 si trasferisce a Bisaccia, piccolo centro sito in Alta Irpinia, in provincia di Avellino. Qui riprende gli studi dalla terza elementare. Nel 2006, per alcuni mesi, frequenta l’IPSIA di Lacedonia (AV), a indirizzo Elettrico-Elettronico, per poi trasferirsi presso l’Istituto Tecnico Industriale “E. Majorana” di Bisaccia, a indirizzo elettrotecnica e automazione e qui si diploma. Conseguito il diploma in “perito industriale” dimostra un elevato interesse nella lettura di classici della letteratura moderna – specialmente estera – spaziando in tutti i generi: dalla poesia al teatro, dalla narrativa ai saggi filosofici. Tra le sue letture maggiormente apprezzate: le opere di Kafka, il Don Chisciotte della Mancia, L’Ulisse di James Joyce, i poeti russi moderni e contemporanei come i poeti maledetti francesi. Nonostante la sua produzione poetica sia saltuaria e discontinua, nel corso degli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti, classificandosi al podio in premi letterari importanti. Le sue poesie confluiscono in tematiche accomunate da un leitmotiv di perenne ricerca ed espressione di stati d’animo intrisi di una profonda inquietudine velata da un senso di fitta consapevolezza delle  innumerevoli e tragiche sfaccettature della vita.

La mezzanotte nelle palpebre

Giunge la mezzanotte nelle palpebre;
si deposita soffice la cara insonnia
come il pittore cura la sua opera.
Si fanno largo schiere di demoni
chiedendo l’ultima falsa salvezza,
e di un intero paese divento patria.
 
In questo faticoso destreggiarmi
ancora ricerco l’odore del camino
prima di posare gli occhiali,
la neve che si poggia sui vetri
da cui attendo, spiando nervoso,
l’arrivo di qualcuno mai visto.
 

Le ultime gioie ricerco come ladro.
Scuoto al vento la mia anima
spogliandola di tutto il nero dentro.
Vergogna e felicità si scontrano;
mi compatisco del male visto
e non perdono le inutili vittorie.

E risorgerò ancora dalla tempesta
imitando la roccia marina;
mi prostrerò ai piedi dei pozzi
mai più tremando al freddo invernale;
e la mano porrò alle cerimonie
con il timore di un nuovo inizio.
 

 

22 Giugno 2020 12:01 - Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2020 12:01
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