“Ci chiediamo come la Regione Campania intenda affrontare il tema delle Case di Comunità. Sono strutture che possono rappresentare un tassello importante nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale, ma il coinvolgimento del personale sanitario deve avvenire nel pieno rispetto del contratto, delle prerogative professionali e delle relazioni sindacali”. A dirlo è l’Anaao Assomed Campania, che richiama la Regione alla necessità di aprire subito un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali.
Il tema, secondo il sindacato della dirigenza medica e sanitaria, non può essere affrontato con atti unilaterali, disposizioni amministrative o decisioni calate dall’alto. Le Case di Comunità non possono diventare il luogo nel quale trasferire impropriamente attività, responsabilità e carichi di lavoro senza una programmazione condivisa, senza regole chiare e senza una cornice contrattuale definita.
“Non siamo contrari per principio a discutere nuovi modelli organizzativi – spiega Vincenzo Bencivenga, segretario regionale Anaao Assomed Campania – ma il punto è il metodo. Se la Regione Campania immagina un coinvolgimento dei medici ospedalieri e dei dirigenti sanitari nelle Case di Comunità, allora convochi le parti sociali e apra un confronto vero. Tutto deve avvenire nell’alveo della contrattazione sindacale, non per decreto, non attraverso fughe in avanti e non scaricando sul personale decisioni adottate altrove”.
Un nuovo invito al dialogo che arriva anche da Eugenio Gragnano e Massimiliano Di Marzo, rispettivamente vicesegretario e vicesegretario vicario regionale Anaao Assomed Campania. “Medici e dirigenti sanitari hanno funzioni, competenze e responsabilità definite – ribadiscono – se si vuole costruire una vera integrazione tra ospedale e territorio, bisogna farlo con regole certe, risorse dedicate e accordi sindacali”.
Ciò che la categoria chiede con forza è l’apertura del confronto e la definizione di un modello organizzativo chiaro, in assenza del quale si alimenta un clima di assoluta incertezza.
Per Anaao Assomed Campania c’è inoltre un nodo preliminare che non può essere ignorato: quello delle incompatibilità che oggi vincolano i medici ospedalieri e i dirigenti sanitari, limitando o impedendo l’esercizio della propria attività presso altre strutture. Se davvero si vuole costruire un sistema più integrato tra ospedale e territorio, allora la Regione e le istituzioni competenti devono affrontare apertamente anche questo tema, rimuovendo gli ostacoli normativi e organizzativi che rendono oggi impraticabile, o comunque incerto, un impiego strutturato degli ospedalieri nelle Case di Comunità.
“Occorre sciogliere le contraddizioni del sistema prima di chiedere ai professionisti di farsi carico di nuovi compiti – aggiunge Bencivenga –. Da un lato si ipotizza il coinvolgimento dei medici ospedalieri nelle Case di Comunità, dall’altro permangono vincoli, incompatibilità e rigidità che rendono complesso esercitare attività in contesti diversi da quelli aziendali di appartenenza”.
