Si chiama Kevin De Bruyne e ha un palmares lungo chilometri. Nella sua carriera calcistica ha vinto tutto, compreso una medaglia di bronzo ai Mondiali con il suo Belgio. E’ stato il primo acquisto del Napoli nel calciomercato estivo e non sono stati pochi quelli che avevano storto il naso pensando al solito fuoriclasse a fine carriera che lascia un club prestigioso, il Manchester City, per approdare in un club ambizioso, fresco vincitore dello scudetto ma con un palmares decisamente inferiore al club inglese. Un fuoriclasse però lo è fino in fondo sia sul piano agonistico che su quello personale e fin dalle prime uscite aveva dimostrato la sua volontà di voler mettere a disposizione del Napoli la sua immensa classe e la sua serietà. Nonostante qualche disguido tattico che si sarebbe risolto, aveva già lasciato il segno ma il destino avverso era in agguato. Nella gara contro l’Inter realizza il rigore ma si blocca immediatamente per un pesante infortunio muscolare. Decide di operarsi nella sua Nazione, il Belgio, e inizia poi il lunghissimo recupero. Ritorna a Castelvolturno dopo cinque mesi e lascia tutti a bocca aperta per le condizioni di forma smaglianti con cui si presenta. Conte dopo due settimane di allenamento in gruppo, bersagliato dai numerosi infortuni dei suoi giocatori, decide di portarlo in panchina contro il Torino. Entra negli ultimi dieci minuti facendogli riassaporare il gusto della partita. Arriva la partita del pomeriggio contro il Lecce, squadra che lotta per la permanenza nella massima serie ma in possesso di un buon gioco aggressivo, veloce e insidioso donatogli da Eusebio Di Francesco, tecnico di buon livello. L’allenatore azzurro alle prese con altri infortunati di peso, come se non bastassero quelli che stanno fuori e lo saranno ancora per un bel po', come Lobotka, Vergara e Di Lorenzo decide di schierare una squadra con una difesa formata da Olivera, Buongiorno e Beukema, sugli esterni Spinazzola e Politano, a centrocampo Gilmour e Anguissa rientrato in campo nel secondo tempo contro il Torino dove aveva ben figurato, unica punta il solito Hojlund e dietro di lui il duo formato da Alisson Santos e Elmas. Approccio alla gara decisamente negativo con il Lecce a menare la danza e il Napoli lento, impacciato ma soprattutto carente al centro della difesa. Sono bastati 2’ ai pugliesi per mettere a nudo le carenze degli azzurri. Calcio d’angolo, cross in area, difensori immobili a guardare la traiettoria del pallone, Siebert indisturbato colpisce di testa e batte imparabilmente Meret al suo rientro tra i pali. Peggio di così non poteva iniziare questa partita. Ci si attendeva una pronta e veemente reazione degli azzurri ed invece la squadra si mostrava lenta, prevedibile, con appoggi sbagliati e mancanza di idee. Gilmour mostrava chiara difficoltà a impostare il gioco in verticale e in profondità, Elmas dal canto suo pur giocando con grinta non riusciva a dare una mano al suo compagno facendosi spesso anticipare dai centrocampisti avversari. Ancor più imbarazzante la prestazione di Anguissa, sia in fase di contrasto del gioco avversario, sua arma migliore, sia in fase di propulsione che in quella di appoggio. Numerosi i tocchi e i passaggi sbagliati per non parlare della rinuncia a rendersi utile in fase di copertura. La speranza è che si sia trattato solo di una serata poco felice e dopo un lunghissimo periodo di assenza dai campi ci può anche stare. In questo quadro era il Lecce che si faceva pericoloso in un altro paio di occasioni approfittando della sensazione di insicurezza del reparto arretrato. Il Napoli si affidava alle incursioni di Alisson, che al 17’ fuggiva sulla fascia faceva partire un cross che Gilmour però concludeva con un tiro debole, mentre sul lato opposto Politano trovava difficoltà a superare il suo diretto marcatore facendo mancare una spinta propulsiva che avrebbe messo in crisi la difesa ospite. L’esterno azzurro però cominciava a prendere le misure verso la fine del tempo tant’è che al 38’ faceva partire finalmente un cross degno della sua statura su cui Hojlund per un soffio non arrivava a colpire la sfera. Erano però ancora i giallorossi che al 45’ sfioravano il raddoppio con Stulic che partiva dal centrocampo senza essere contrastato da nessun azzurro, entrava in area ed era Meret con una gran deviazione in angolo a sventare la minaccia. Brutto, brutto da vedere il Napoli nei primi 45’. Nell’intervallo Conte decideva di giocare il tutto per tutto, faceva entrare McTominay e De Bruyne al posto di Anguissa ed Elmas. Et voilà in campo ecco un altro Napoli. Gilmour, rinfrancato dalla presenza dei suoi nuovi compagni, ritrovava per incanto le sue caratteristiche e la manovra come per incanto diventava scintillante. Lo scozzese evidentemente per esprimere le sue qualità ha bisogno di essere sbloccato mentalmente dal peso di avere sulle sue spalle la responsabilità del reparto centrale della squadra, con l’ingresso di De Bruyne si è sentito più coperto ed infatti al 46’ imbecca con un bel lancio in profondità Politano, nel primo tempo non gli era mai riuscita una volta, o meglio non gli era mai venuta in mente di abbozzare un simile lancio, l’esterno scappa fa partire un servizio preciso in area leccese su cui s’avventa Hojlund e riequilibra la partita. E’ un altro Napoli, come abbiamo detto, dai piedi di De Bruyne e McTominay partivano suggerimenti precisi, taglienti e profondi che mettevano alle corde la difesa giallorossa. Fioccavano le occasioni per il raddoppio che per un soffio non si concretizzavano. Hojlund di testa al 53’ sfiorava il palo con un colpo di testa e al 65’ De Bruyne serviva con precisione Alisson in area, il tiro del brasiliano veniva ribattuto dal portiere leccese. La partita aveva preso una piega completamente diversa e due minuti dopo dal piede fatato di De Bruyne dal calcio d’angolo partita un cross velenoso che veniva deviato con affanno da un difensore il pallone arrivava sui piedi di Politano che con un gran tiro in diagonale ribaltava il match. Era ora il Napoli ad avere il dominio del campo anche se il Lecce non si abbatteva cercando la rete del pareggio, ma la difesa azzurra reggeva grazie anche al prezioso aiuto di McTominay. Nei minuti finali scendeva sullo stadio e sui giocatori in campo il gelo. Banda si accasciava improvvisamente a terra. Accorrevano giocatori, sanitari delle due squadre, pubblico in silenzio glaciale. Attimi di terrore, accorreva anche la barella, poi le notizie, fortunatamente, dal campo erano rassicuranti e il giocatore veniva portato fuori dal campo in barella per essere avviato in Ospedale per controlli. Finiva una partita cominciata malissimo e raddrizzata nel prosieguo. Conte ha ritrovato i suoi fuoriclasse in vista di un finale di campionato ancora duro e difficile.
