Bologna, 17 marzo 2026 - Sono anni che in Italia la speranza di vita alla nascita è in crescita, ma lo stesso non si può dire per gli anni di vita in buona salute: sempre più cittadini si trovano infatti a convivere con patologie croniche e, per sostenere i costi legati al trattamento delle loro malattie, spesso sono costretti a fare delle rinunce. Come rileva l’ultima indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, la città di Napoli non fa eccezione, con il 44% degli abitanti affetti da patologie croniche che ha rinunciato a vacanze, cene fuori o acquisti importanti negli ultimi 12 mesi.
Questa necessità di tagliare le spese nasce dal fatto che molto spesso - 38% dei casi - la cura e il monitoraggio di malattie croniche richiedono di effettuare regolarmente delle visite specialistiche. Infatti, quasi la metà dei rispondenti (46%) dichiara di averne fatte numerose – anche più di quattro – negli ultimi 12 mesi, perché previste nel percorso di cura. Essendo molto spesso non rimandabili, tali cure, a cui si legano esami specifici e l’acquisto di farmaci relativi, arrivano ad avere un’incidenza molto significativa sul budget di una persona o di una famiglia, soprattutto se consideriamo che più di due napoletani su cinque che devono sottoporsi a tali controlli e cure (il 41%) si sono rivolti almeno in parte alla sanità privata per visite e prestazioni relative.
Non tutti i malati cronici però dispongono delle risorse necessarie per garantirsi controlli e cure adeguate. Il 17% del campione ha infatti dichiarato di aver ridotto il numero delle visite negli ultimi 12 mesi, soprattutto a causa degli elevati costi delle prestazioni (73%). In molti (49% di chi ha svolto meno esami) si sono anche lamentati degli elevati tempi d’attesa, altro fattore disincentivante.
Non va poi dimenticato che l’assistenza almeno parziale da parte di altre persone è necessaria per la cura di quasi un paziente su quattro (23%), fattore che contribuisce ad aumentare le spese.
Tra le cronicità più diffuse figurano l’ipertensione arteriosa, di cui il 44% dei napoletani afferma di soffrirne in prima persona o di avere un familiare stretto che ne è affetto, l’osteoporosi e l’artrosi (28%), il diabete (23%) e le malattie cardiovascolari (17%). Queste e altre tra le patologie croniche più diffuse sono diagnosticate in genere dopo i 40 anni: ciò è vero nel 90% dei casi di osteoporosi e artrosi, nel 79% per il diabete, nel 70% per l’ipertensione e nel 43% per le malattie del cuore.
In una situazione così complessa, un supporto concreto per semplificare la gestione di una patologia cronica può venire dai servizi di telemonitoraggio. Tuttavia, ad oggi meno del 5% dei napoletani affetti da cronicità li utilizza e questo perché molti dichiarano ancora di non conoscerli affatto (59% del campione), spesso semplicemente perché nessuno glieli ha mai consigliati (44%).
