Nelle pieghe dell’anima e delle emozioni, tra cadute e riprese. “Tra donne” raccolta di liriche di Rita Nappi, edito da deComporre edizioni racconta in versi sciolti, una vita o forse mille vite. La parola scava dentro l’esistenza, va in profondità e poi riemerge dopo un’immersione con la sua preda. Rita ritorna in superficie per trasferirci un mondo che è quello di Rita Nappi. Ed è un mondo complesso, a volte estremo, a volte delicato e sempre profondo. Sono storie di donne, quelle che ha incontrato l’autrice, e che le hanno lasciato indelebili impronte sulle pelle. Rita non si sottrae mai alla narrazione anche quando questa è estrema, anche quando sa che sta scardinando uno stereotipo. Perché lo sguardo è quello di una donna che si è capita, risolta. Anche se alcuni pezzi di sé volano nell’aria, per poi ricomporsi. Anche se non sempre quando sorride, lo fa anche con gli occhi. Quello a volte con cui, nonostante tutto accoglie, è di circostanza. Non sempre. “Spighe avvizzite in un campo del sud. Io guardo il tramonto, i tuoi tormenti. Vorrei portarti altrove:vino, amore, una stanza senza tempeste. Pianterei i tuoi sogni su questa terra arida. Crescerebbe speranza. Scrivo parole che non ti dirò. I sogni restano tali perché tu sei preziosa” scrive Rita. E poi “…voglio presenti, promesse che reggano senza acrobazie. Correre incontro al vento, al tempo che sazia la mia sete di vivere”. Amore, tanto amore, sì, ma che diventa anche ricerca per vivere la quotidianità perché “l’amore è ribellione” e “insieme nessuno ci fotte”. Si legge intriso nelle sue parole il senso del suo percorso, affinché dalla sofferenza, quel “male di vivere” emergano valori, nascano fiori dal deserto.
