Prosegue la serie negativa del Napoli alla terza sconfitta consecutiva. Nell’esordio in Champions League contro i campioni inglesi e vice campioni d’Europa gli azzurri sono usciti battuti dal Maradona con il minimo scarto. E’ bastato un tiro da fuori area di Odegaard al 75’ rimbalzato sul palo ed entrato alle spalle di Milinkovic-Savic per condannare il Napoli. Non era forse l’Arsenal la squadra per tentare di fermare il trend negativo, forte com’è di un organico di primissimo livello, però c’è da dire che gli azzurri avrebbero meritato di chiudere la partita almeno con un pareggio. Nel primo tempo soprattutto i ragazzi di Allegri, con veloci ripartenze, hanno messo in grossa difficoltà gli avversari ma quello che è mancato è stata la finalizzazione nel tocco finale. In particolare Alisson Santos, in almeno quattro occasioni, in velocità una volta arrivato al limite dell’area di rigore avversaria avrebbe dovuto giocare meglio il pallone invece di andare a sbattere sui difensori biancorossi. Una copia un po' sbiadita di quel funambolo visto nella scorsa stagione quando saltava come un grillo il proprio marcatore creando le premesse per una rete o un passaggio decisivo per un compagno d’attacco. Se stasera avesse giocato sul suo livello di standard molto probabilmente l’andamento della gara sarebbe stato diverso. Quale il suo problema? Al 57’ è rimasto a terra ed è uscito dal campo zoppicando. Probabilmente non è ancora al meglio, almeno è questa la speranza perché altrimenti con l’asfittica campagna acquisti una lontananza dai campi per un periodo lungo aggraverebbe i problemi della squadra. Detto questo c’è da dire che Allegri, rispetto alla gara con l’Inter, ha ridato fiducia a Olivera come difensore esterno, e occorre dire che l’uruguagio stavolta se l’è cavata bene, con Di Lorenzo a destra, Rafa Marin e Rrahamani al centro mentre a centrocampo ha dato spazio a Gilmour coadiuvato da Lobotka e De Bruyne, sulle fasce Politano e Alisson Santos e unica punta Hojlund. Difesa a riccio e ripartenze veloci, queste sono state le armi con cui il Napoli ha affrontato l’Arsenal, cavandosela con efficacia. Il gioco della squadra di Arteta ha trovato difficoltà a penetrare nell’attenta retroguardia napoletana. Solo in due occasioni i difensori azzurri si sono fatti sorprendere, al 22’ quando Merino ha colpito di testa davanti a Meret che è letteralmente volato a deviare oltre la traversa la conclusione del centrocampista e al 45’ quando Saka si è trovato davanti alla porta ma ha concluso alto grazie all’ostacolo oppostogli da Lobotka. In precedenza al 31’ un tiro cross velenoso è stato respinto da un ottimo intervento di Meret che non si è fatto sorprendere poco dopo il portiere azzurro ha chiesto l’aiuto dei sanitari per un problema muscolare che lo ha poi costretto ad abbandonare il campo nell’intervallo. Nella ripresa gli inglesi, nonostante una costante iniziativa offensiva, non hanno creato situazioni pericolose ma quello che è invece mancato sono state le ripartenze azzurre. Alisson, come abbiamo detto, è uscito per problemi fisici e Allegri ha pensato di dare una spinta più forte sul lato destro sostituendo lo spento Politano, al loro posto sono entrati Vergara e Favasuli. Qui occorre aprire una parantesi: al posto dell’esterno destro sarebbe dovuto entrare Lang, ma il calciatore olandese non è stato convocato per comportamento scorretto come se i guai non fossero pochi. Il ragazzino al suo debutto assoluto sia in maglia azzurra che in Champions se l’è cavata dignitosamente giocando con coraggio e grinta, ma al 75’ Odegaard ha pescato il jolly che ha condannato il Napoli. Il tecnico azzurro a quel punto ha provato a dare un'altra scossa alla squadra togliendo Hojlund e Lobotka per Lucca e Neres e all’89’ il Napoli è andato vicinissimo al pareggio con un’azione di De Bruyne che invece di tirare in porta ha preferito servire l’attaccante azzurro in ritardo sull’azione. Tirando le somme, si è vista un po' più di luce ma il cammino per uscire dal tunnel non sembra essere breve tanto più che le assenze per infortuni vari cominciano a ridiventare ancora una volta sempre più pesanti per la gestione del gioco.
