In Campania i medici in servizio nel sistema sanitario pubblico sono passati da 9.306 nel 2015 a 9.152 nel 2024. Una riduzione apparentemente contenuta, che però nasconde una criticità ben più profonda: il Servizio sanitario continua a perdere professionisti tra pensionamenti e dimissioni volontarie, mentre assunzioni e contratti a termine non bastano a rendere il sistema realmente attrattivo.
A lanciare l’allarme è Anaao Assomed, che attraverso il suo Centro Studi, ha realizzato un’analisi per il decennio 2015/2025 con una dettagliata panoramica regionale. In Campania il report mette in evidenza soprattutto il dato delle dimissioni volontarie. Nel 2015 erano 116, pari all’1,2%, mentre nel 2023 hanno raggiunto il picco di 414, il 4,4%. Nel 2024 sono state 309 e nel 2025 246, ma nel decennio il fenomeno registra comunque un incremento di 2,1 punti percentuali. «Questi numeri raccontano una realtà che non può più essere liquidata come fisiologica», dice Vincenzo Bencivenga, segretario regionale Anaao Assomed Campania. «Se centinaia di medici scelgono volontariamente di lasciare il servizio pubblico significa che il problema non è solo assumere, ma creare le condizioni perché quei professionisti decidano di restare. Carichi di lavoro insostenibili, responsabilità crescenti, aggressioni, retribuzioni non competitive e scarse prospettive professionali stanno rendendo il Servizio sanitario sempre meno attrattivo». Anche il dato dei pensionamenti conferma la forte pressione sugli organici: dai 298 del 2015, pari al 3,2%, si è passati al picco di 670 nel 2023, il 7,2%. Nel 2024 le uscite per pensionamento sono state 616, mentre nel 2025 sono scese a 339. Sul fronte delle assunzioni a tempo indeterminato, dalle appena 183 del 2015 si è arrivati a 1.002 nel 2018 e 1.022 nel 2023, per poi scendere a 728 nel 2025. Le assunzioni a tempo determinato sono invece aumentate dalle 288 del 2015 fino al massimo di 531 nel 2024. Un elemento positivo è rappresentato dal progressivo ringiovanimento della forza lavoro: l’età media delle donne medico è scesa da 54,7 a 48,8 anni, mentre quella degli uomini è passata da 57,3 a 53,9 anni. Per Anaao, tuttavia, questo ricambio rischia di essere vanificato se il sistema non sarà capace di trattenere i professionisti più giovani.
«La Regione Campania deve leggere questi dati per quello che sono: un campanello d’allarme», prosegue Bencivenga. «Non possiamo pensare di risolvere la crisi limitandoci a riempire temporaneamente le caselle vuote. Serve una politica strutturale sul personale. Altrimenti continueremo ad assumere medici che, dopo pochi anni, cercheranno condizioni migliori altrove, nel privato o fuori regione». Per fermare quella che il sindacato definisce una progressiva erosione del capitale professionale del Servizio sanitario, Anaao Assomed propone un piano straordinario in dieci punti: rendere strutturale il Decreto Calabria e trasformare la formazione specialistica in un vero contratto di formazione-lavoro; superare definitivamente il tetto di spesa per il personale; garantire retribuzioni più vicine agli standard europei attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi. Tra le richieste anche la riforma della responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai casi di dolo e colpa grave; maggiore sicurezza negli ospedali e nei pronto soccorso; tutela dei riposi, della genitorialità e del tempo di vita; incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e per il Mezzogiorno. Anaao propone inoltre un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, una riforma della professione capace di coniugare flessibilità e riconoscimento professionale e una nuova concezione della sicurezza sul lavoro, che comprenda sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera. «Difendere il Servizio sanitario pubblico significa prima di tutto difendere chi ci lavora», conclude Bencivenga. «Senza medici messi nelle condizioni di svolgere la propria professione con dignità, sicurezza e prospettive concrete, il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione rischia di diventare sempre più difficile da garantire».
